La fondamentale importanza della Santa Messa festiva

IL TERZO COMANDAMENTO DELLA LEGGE DEL SIGNORE

 

Sant'Ignazio di Antiochia, Vescovo e martire

17 ottobre 2016

 

Care sorelle e cari fratelli, Gesù eucaristico sia amato!

La ragione per cui ci accingiamo oggi a parlarvi in merito alla fondamentale importanza - per un cristiano cattolico - di partecipare, con devozione e amore, alla Santa Messa domenicale e negli altri giorni festivi di precetto, è che ci siamo sempre più, e con profondo dolore dell'animo, resi conto del fatto che non pochi cristiani - e purtroppo anche donne e uomini che sono molto attivi in ambito parrocchiale - non conferiscono al Terzo Comandamento della Santa Legge del Signore - Ricordati di santificare le feste. - la rilevanza che Esso merita.

Detto in termini più semplici: per la propria - oggettivamente parlando, grave - omissione della partecipazione al Divino Sacrificio festivo, spesso si portano giustificazioni e scuse che non stanno in piedi: piccoli malesseri corporali; difficoltà di deambulazione (questo perlopiù da parte di persone anziane; ma poi, se per caso si tratta di doversi recare in banca o in posta per questioni monetarie di proprio interesse, ecco che questi "paralitici della Messa festiva" camminano...); assoluta mancanza di tempo: è vero che non di rado, nei nostri tempi postmoderni, la giornata è stressante e ricca di impegni (proprio tutti necessari?); ma che una persona non riesca a riservare neppure un'ora libera alla Domenica per presentarsi al cospetto di Dio nella Sua casa, per la Santa Messa - tranne casi rari e giustificati: ad esempio, quello di una donna che abbia da poco tempo dato alla luce un figlio - è una cosa che non possiamo ammettere come giusta e valida.

Diciamo piuttosto - con fraterna schiettezza, per amore di Cristo e delle anime immortali - che la Santa Messa festiva non è una vera priorità - non è così importante! - per questi fratelli e sorelle che con tanta leggerezza la trascurano. Diciamo la verità: il Signore Gesù non è ancora al primo posto nella vita di queste persone che, delle volte,  pur si dicono credenti e praticanti.

 

Cari amici, rientriamo in noi stessi, nel silenzio e nella preghiera del cuore. Ricordiamoci che Amore con amor si paga: se veramente crediamo che Gesù Cristo - il Figlio eterno di Dio incarnato per nostro amore - nella Santa Messa rinnova sull'altare, in modo incruento ma reale, il Suo Sacrificio del Calvario, come possiamo, con tanta superficialità e tiepidezza, omettere la nostra personale e devota presenza alla Messa festiva? Cosa c'è - per un vero credente - di più importante di questo?

 

La Santa Messa è la massima glorificazione della Santissima Trinità; la Santa Messa è la più alta forma di preghiera; la Santa Messa è adorazione, supplica, ringraziamento, lode sublime in unione con la Chiesa celeste e sollievo fortissimo delle anime del Purgatorio; la Santa Messa - partecipata avendo l'anima in Grazia e comunicando al Sacratissimo Corpo e Sangue del Signore, nella Santa Comunione Eucaristica - è partecipazione reale all'Immacolato  Sacrificio della Vittima Divina.

I grandi Santi ci ricordano che val più una Santa Messa, devotamente celebrata o partecipata, che un anno (o fosse pure molti anni) di austeri digiuni e flagellazioni a sangue: queste, infatti, sono opere umane (pur buone e sante, se compiute con retta intenzione e con sincera umiltà: senza vanamente compiacersi di se stessi); la Santa Messa, invece, è l'Opera di Dio.

 

Cari amici, vi invitiamo a leggere con attenzione quanto autorevolmente ci viene insegnato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, su tale argomento: http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c1a3_it.htm

 

E infine: facciamo attenzione, cari amici, che il frequente accorrere in chiesa,  i Rosari, i pellegrinaggi, le elemosine, le statue e le immagini sacre che teniamo in casa, e altre cose inerenti l'espressione della propria religiosità personale ... non siano primariamente - in luogo di amore e autentica devozione verso Dio - una subdola ricerca di noi stessi.

Un sereno e attento esame di coscienza in merito ci appare, di questi tempi in modo particolare, necessario; anche per evitare di lavorare invano - o, comunque, con scarso frutto - e di far crescere storto l'albero della nostra vita spirituale, su cui il Sacro Cuore di Gesù si attende di raccogliere buoni e santi, duraturi frutti (Matteo 7,15-20).

 

Il Signore ci aiuti a crescere sempre più nell'umile e sapiente  discernimento - "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la Volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto." (Romani 12,2) - affinché Cristo Signore sia realmente - e non soltanto in uno sterile, e protestantico, sentimentalismo - il Re d'Amore dei nostri cuori e della nostra vita.

 

Angelo e Sabrina

 

P.S. Cari amici, se nel cammino spirituale non siamo ancora giunti all'osservanza, costante e amorevole, dei Dieci Comandamenti, quale "riparazione" pensiamo di poter offrire al nostro Dio e Signore?

In modo particolare, le persone che si sono associate all'ARESC - e più in generale coloro che si dicono "anime riparatrici", o addirittura "anime vittime" - sono esortate a rispondere, nel dialogo orante con il Signore, a questa fondamentale domanda; e se scoprono delle incongruenze si impegnino - con l'aiuto della Divina Grazia unita alla buona volontà - a rimuovere quei seri ostacoli che tuttora impediscono loro di essere tutti di Cristo, tutti di Dio Padre e dello Spirito Amore.

Sorelle e fratelli carissimi, non illudiamoci: al di sotto dell'osservanza amorevole e umile dei Dieci Comandamenti, siamo ancora in Egitto: schiavi del demonio, della sensualità e del mondo.

 

 

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