Le Comunioni sacrileghe

 
“Chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno,
 
sarà colpevole verso il Corpo e il Sangue del Signore.”
 

 (Prima lettera ai Corinzi 11,27)

 

 

20 aprile 2013

Cari fratelli e sorelle nel Signore,

questo scritto è motivato, tra l’altro, dal fatto che ci giungono notizie attendibili riguardanti persone che si accostano – mentre non potrebbero lecitamente farlo – al Banchetto Eucaristico, e sacerdoti che concedono permessi arbitrari a tale riguardo.

Come Associazione di Riparazione Eucaristica - per l’amore adorante che nutriamo verso il Signore Gesù, realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare, e per la sincera carità che proviamo verso le anime che il Divino Salvatore ha amato fino all’effusione di tutto il Suo Prezioso Sangue sulla Santa Croce - desideriamo ribadire con ferma chiarezza quella che è la retta Dottrina Cattolica in merito; in altre parole, quali sono le persone che non possono accedere alla Santa Comunione Eucaristica, per il fatto che vivono in stato di peccato grave:

- i divorziati risposati civilmente;

- i conviventi.

 

Inoltre, vale per ognuno di noi, cristiani cattolici, che la prima e fondamentale disposizione da avere quando ci si comunica al Corpo e al Sangue del Signore è che bisogna essere in Grazia di Dio.

Quindi, una persona che è cosciente di aver commesso uno o più peccati gravi, e che ancora non ha voluto (o non ha potuto) confessarsi, non può ricevere la Santa Comunione Eucaristica.

Occorre che prima si accosti al Sacramento della Penitenza, con sincero pentimento e fermo proposito di rinuncia al male e alle occasioni prossime di peccato, e riceva l’Assoluzione – il Divino Perdono - dal sacerdote.

 

NOTA: ESEMPI DI PECCATI (tra i più frequenti) LA CUI MATERIA E’ GRAVE: bestemmiare; omettere, senza esserne giustificati da grave motivo, la devota partecipazione alla Santa Messa di domenica e negli altri giorni festivi di precetto.

Riguardo al Sesto Comandamento: la masturbazione; i rapporti sessuali al di fuori del Matrimonio (= fornicazione); i rapporti sessuali tra coniugi, inficiati però dall’uso di anticoncezionali (preservativo; pillola, che se è “del giorno dopo” è pure abortiva; spirale: anch’essa può risultare abortiva) per impedire l’eventuale instaurarsi nel seno materno di una nuova vita.

La pornografia; la prostituzione.

Furti che recano grave danno al prossimo.

Calunnie; gravi giudizi temerari.

Il desiderare, anche solo con lo sguardo, la donna – o l’uomo – altrui; e quanto questo sia purtroppo frequente, specie nella stagione estiva, a motivo degli abbigliamenti alquanto scandalosi adottati da non poche donne, Dio solo lo sa!

 

Ricordiamo volentieri anche le altre due condizioni per fare una buona Santa Comunione:

- sapere e pensare a Colui – vero Dio e vero Uomo, il nostro amabile Redentore Gesù Cristo - che si va a ricevere;

- osservare il digiuno da cibi e bevande almeno da un’ora prima della Santa Comunione (fatta eccezione per l’acqua naturale e le medicine, che si possono sempre assumere).

 

 

ALLE ANIME CHE SI ACCOSTANO ALLA MENSA EUCARISTICA

MENTRE NON LO POSSONO LECITAMENTE FARE

 

Cara sorella/caro fratello,

nel Santo Vangelo il Signore Gesù dice alla donna adultera: “Neanch’Io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più.” (Giovanni 8,11).

Questa è, in verità, l’essenza del Messaggio evangelico di Nostro Signore e l’inizio dell’autentico cammino verso Dio: la decisione della conversione personale.

Non per nulla, le prime parole di Cristo che il Vangelo di San Marco ci riporta, sono queste: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo.” (Marco 1,15)

Riflettiamo, inoltre, sul significato della parola “comunione”: l’avere in comune, comunanza. Comunione dice intesa, dice fusione, dice amore che ci rende uno con l’amato; in questo caso, Cristo.

Il Divino Maestro insegna ancora: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come Io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.” (Gv 15,9-10).

Come vedi, cara sorella/caro fratello, l’amore di Gesù, e quello che noi siamo chiamati ad avere per Lui, non è riducibile ad un mero sentimento; anche se tale componente affettiva è pure parte di quella relazione di amicizia che il credente instaura con le Tre Divine Persone, e che ora definiamo con il termine di vera devozione.

L’Amore che Dio ha avuto ed ha per ciascuno di noi ci chiama, con soave fortezza, a donarGli il nostro ricambio di amore, il quale significa in concreto decidere nel tempio interiore del proprio cuore di rinunciare a tutto ciò che ci impedisce di essere realmente Suoi e a Lui somiglianti: di essere figli del Padre nel Figlio del Suo Amore.

Ciò comporta delle scelte coerenti, che delle volte possono persino richiedere l’eroicità nella sequela. Ma non dimenticare, cara sorella/caro fratello, che Gesù ci ha detto “queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” (Giovanni 15,1-11).

Bisogna ammettere che anche noi cristiani (parlando in generale) siamo perlopiù volti alle cose della terra e non a quelle del Cielo (Colossesi 3,1-4). Non si pensa a sufficienza che la Fede nel Dio di Gesù Cristo ci assicura che dopo questa vita terrena ce n’è un’altra che ci attende; come pure non si riflette sul fatto che quella situazione esistenziale che ognuno di noi personalmente sperimenterà nell’aldilà – i Novissimi (o cose ultime): Paradiso; Purgatorio; Inferno - è in stretta connessione con quanto ciascuno  di noi opera nel tempo che il Signore ci dona di vivere nell’esilio terreno.

Ne consegue che, volti come si è alle cose della terra, non di rado si ricerca (senza poterla trovare) la compiuta felicità nelle creature e nelle vanità mondane; e troppo spesso ci si dimentica che noi siamo stati creati per il Cielo.

Questo è il nostro supremo fine: godere per sempre della Vita perfetta, essere in comunione di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Madre Maria, con gli angeli e tutti i beati del Paradiso. Il Cielo è lo stato di felicità suprema e definitiva.

Ma, cara sorella/caro fratello, fa’ attenzione, poiché il raggiungimento di tale Meta non è affatto ovvio e scontato; tutt’altro. Difatti il Signore Gesù giudicherà ciascuno di noi secondo le sue azioni (Matteo 16,27).

A questo riguardo, ti invitiamo a leggere e a meditare il capitolo 25 del Vangelo di San Matteo, là dove il Divino Maestro ci parla del Giudizio finale (Matteo 25,31-46); come pure teniamo tutti presente, alla mente e soprattutto al cuore, le due vie: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!” (Matteo 7,13-14).

E’ il Signore Gesù che ci avverte, poiché immensamente ci ama: “Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.” (Matteo 5,29-30).

Evidentemente, il Figlio di Dio non parla di un’amputazione fisica, ma piuttosto esorta ciascuno di noi, cara sorella/caro fratello, a tagliare decisamente con tutto ciò – persone o cose – che lega a sé il cuore in modo peccaminoso, disordinato e indegno di creature che sono state redente dal Suo Divino Sacrificio.

Ancora una cosa: carissima/o, non accostarti al confessionale con animo malizioso, e cioè con l’intento di carpire al ministro di Dio il permesso – che a lui non è lecito dare! – di ricevere la Santa Comunione Eucaristica nel tuo attuale stato di peccato grave.

Situazioni affettive irregolari: divorziati risposati, conviventi.

E ancora: comportamenti immorali protratti (come si sente dire da certe persone) “per la pace della famiglia”, come, ad esempio, l’uso di anticoncezionali nei rapporti coniugali. Bisognerebbe onestamente dire un’altra cosa, e cioè questa: che gli uomini, non di rado purtroppo, sono lussuriosi e che il Sacramento del Matrimonio, troppo spesso, non è vissuto come un patto santo nel quale i due, l’uomo e la sua donna, cercano con il sostegno della Grazia Divina – attinta nei Santi Sacramenti di Eucaristia e Confessione, e nella quotidiana preghiera del cuore – e la loro buona volontà di crescere, giorno per giorno, sempre più verso Dio.

I Santi Martiri hanno dato la vita per Cristo Gesù, fino all’effusione del sangue; e ogni Santo e Santa, anche quelli che non hanno avuto la grazia sublime di effondere il proprio sangue per il Signore, sono tutti, dal più grande al più piccolo, martiri nel cuore, ed ora regnano per sempre con Cristo, poiché “hanno disprezzato la vita fino a morire.” (Apocalisse 12,11).

 

Quale enorme differenza fra Loro e noi!

 

Carissima/o,

rispondi all’invito che il Signore ti sta rivolgendo, anche tramite questo modesto scritto: mettiti umilmente in ginocchio e implora lo Spirito Santo, nostro dolce Consolatore e premuroso Avvocato, perché con la Sua Divina Luce illumini la tua anima e la conduca, nel Suo Amore dolcissimo, a sincera conversione.

Nel nostro piccolo, ti accompagniamo con la costante e umile preghiera ai Cuori Santissimi di Gesù e di Maria.

 

 

AI REVERENDI SACERDOTI CHE AMMINISTRANO ARBITRARIAMENTE I SANTI SACRAMENTI

 

Carissimi sacerdoti,

desideriamo quest’oggi rivolgere una parola anche a voi, con umiltà e amore.

Capiamo benissimo come sia difficile - specie nell’attuale contesto sociale, in cui regnano il neopaganesimo e l’alquanto insidioso relativismo morale – vivere e trasmettere in piena fedeltà la Verità di Gesù Cristo e le esigenze della vita morale che consegue dal Vangelo stesso.

E sappiamo pure come, delle volte, voi assolviate delle anime che per sé non potreste perdonare in Nome di Dio, mossi dal desiderio di andar loro incontro, di comprensione e di elargire loro consolazione.

E lo stesso dicasi per i permessi arbitrari che date a certe anime che vivono in stato di peccato grave - o che comunque non hanno la seria intenzione di smettere di commettere determinate e gravi colpe – di ricevere il Signore Gesù nella Santa Comunione.

A questo proposito, sarà bene ricordare, come ci ha insegnato anche il Papa emerito, Benedetto XVI, nel suo illuminato magistero, che l’autentica carità si coniuga sempre con la verità e la giustizia.

D’altra parte, onestamente bisogna pure aggiungere che nessuno di noi può dare ciò che non ha; e, pertanto la modalità buonista e lassista con cui vi rapportate alle anime, che a voi ricorrono per la ricezione dei Santi Sacramenti, è lo specchio della relazione mediocre (o peggio) che avete con il Signore Dio nostro.

 

Carissimi unti del Signore, così non va bene.

 

Ricordate la vostra altissima dignità!

Ricordate che voi siete stati vocati dal Santo, il Quale vi chiama a diventare santi in tutta la vostra condotta: “Poiché sta scritto: Sarete santi, perché Io sono santo.” (Prima lettera di Pietro 1,15-16).

Ricordate, carissimi presbiteri, che voi siete i ministri della Santissima Eucaristia: di quel Dio – Amore totale, Umiltà totale – il Quale, ogni volta che con le sacre parole della Consacrazione Lo chiamate, scende dal Cielo nelle vostre mani per farsi Pane di Vita vera a voi, Suoi unti amati, e alle pecorelle del gregge del Padre.

Ricordate, cari padri, che nel Sacramento della Penitenza voi amministrate il Sangue di Gesù Cristo, nostro piissimo Redentore, e che un giorno Egli ve ne chiederà conto.

Come sapete meglio di noi, il termine che riassume tutta la Sacra Scrittura è “ALLEANZA”. Ecco: è necessario, perché la Grazia Divina possa effondersi nel cuore dell’uomo, che questo suo cuore si apra al pentimento e all’accoglienza concreta del Signore e del Suo Regno di verità, giustizia e amore.

Non è giusto voler “battezzare” tutto e tutti – fino a giungere a “buttare addosso” i Santi Sacramenti di Eucaristia, Confessione, Matrimonio, a coloro che non vogliono convertirsi - in nome di una molto malintesa bontà!

 

 

***

 

Carissimi sacerdoti,

siete ogni giorno nelle nostre semplici preghiere di sposi, al Signore e alla Vergine Maria, Madre dell’Eterno Sacerdote, Cristo Gesù.

Come pure ci affidiamo fiduciosi alle vostre orazioni di pastori della Sua Santa Chiesa, chiedendovi in particolare un ricordo al santo altare per noi, e specie per le persone tribolate. Grazie di cuore!

 

 

CONCLUSIONE

 

Lo Spirito Paraclito conceda a ciascuno di noi, cari amici, di sperimentare una rinnovata Pentecoste nell’intimo dell’anima, sì da iniziare a servire il Signore nella nostra vita – ciascuno là dove Dio lo ha chiamato – davvero come Egli lo merita.

 

A Lui gloria, lode e onore oggi e nei secoli eterni!

 

 

Angelo e Sabrina

 

 

 

P.S. Non possiamo infine esimerci dall’esprimere seria perplessità in ordine ad un passaggio della recente lettera “Lasciatevi riconciliare con il Dio vicino” (leggibile sul sito della Chiesa di Milano) del Vicario generale, monsignor Mario Delpini, in ordine alla possibilità per le persone divorziate risposate e per chiunque non si trovi in condizione di accostarsi alla Comunione sacramentale, di fare la comunione spirituale.

Ci chiediamo: quell’unione con il Signore che essi non possono esprimere nel Sacramento, la possono realizzare nella comunione spirituale?

 

Cosa si intende per comunione spirituale?

 

 

***

 

 Per correttezza: il testo sopra scritto è stato steso da mia moglie Sabrina;

i contenuti fondamentali sono frutto della riflessione di entrambi.

 

 
Angelo

 

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