In merito alla ricezione della Comunione Eucaristica da parte dei divorziati risposati

IL CRISTO DILANIATO

 

E’ con questo titolo, che andrò spiegando, che vorrei rubare qualche minuto per sottoporre alla vostra lettura queste mie brevissime note su alcune implicazioni derivanti dall’ammissibilità all’Eucaristia dei fedeli divorziati risposati, mentre anch’io, come tutti, assisto al dibattito pubblico, pilotato con subdola malizia dai mass-media e dai “novatori a tutti i costi” che prediligono con raffinata prepotenza i primi posti nella Chiesa Cattolica.

Se si vuole, già la definizione “fedeli divorziati risposati”, nei suoi tre singoli termini, giustapposti uno all’altro, fa intuire, per quanto germinalmente, che qualcosa di profondo non “gira” nelle menti e negli atti dell’uomo, il quale troppo superficialmente tende a manomettere e complicare i doni di Dio. Se sei un fedele di Dio, perché divorzi? Se sei un fedele di Dio, perché ti risposi? Cosa è la fedeltà, quella di Dio e quella tua? Naturalmente senza giudizi, che proprio non mi spettano, sulle singole persone e i singoli casi.

·        La prima considerazione che mi si è affacciata, per me quella più importante, è questa:  abbiamo provato a immaginare, immaginare dico ragionando nella fede e col cuore, come potrebbe trovarsi Cristo sacramentato nei cuori di persone di cui non condivide le scelte matrimoniali? Abbiamo pensato al fatto che, Lui, il Vivente e Datore di ogni dono,  potrebbe considerarsi nel suo intimo profondamente offeso da questa ennesima  e acuta sofferenza  alla quale il suo Cuore e la sua Persona sarebbero sottoposti?

 

·        Ancora, Cristo potrebbe chiederci: “Del mio Corpo e del mio Sangue ne fate ciò che ne volete ed Io dovrei dirvi sì, senza fiatare? Vi ricordate che il Principio fondativo del Matrimonio è un mio e soltanto mio pensiero e una mia esplicita offerta di alleanza per voi?”

 

·        Questo non configurerebbe un’altra eresia nei riguardi di un Cristo lacerato, dilaniato, tanto per riecheggiare, spero con pertinenza, il titolo di un libro “Le Christ écartelé” che nel lontano 1963 lo scrittore Jean Guitton (amico personale di Paolo VI e uno dei pochissimi nella Chiesa che lo difese dalla fangosa marea di insulti e derisioni che dalla Chiesa stessa investì il Papa dopo l’emanazione della Humanae Vitae) pubblicò per tracciare un profilo storico delle eresie nella vita della Chiesa?

 

·        Dal punto precedente deriva un’altra considerazione: la persona di Cristo rimane sullo sfondo della questione, dimenticato ed escluso, quasi fosse un comprimario e il suo pensiero venisse dopo o fosse meno importante dei pensieri e preoccupazioni tutte umane, soprattutto, me lo si lasci dire, di molti di coloro che desiderano l’ammissibilità al sacramento.

Si potrebbe allargare lo sguardo domandandoci: per l’attuale Chiesa, cioè per tanti suoi fedeli, Cristo esiste davvero e, se sì, il suo pensiero è una mera opinione, che accettiamo solo quando ci fa comodo, o è la Verità da conoscere ed amare e, è proprio il caso di dirlo, da sposare?

 

·        Chiedo ancora, con rispetto ma anche con serietà: Non è che avvallando l’ammissibilità si avvalla la possibilità di mangiare “per” la propria condanna ? (vedi 1 Cor 11, 27-29)

Dico “per” come elemento pregnante del senso di direzione su cui verrebbe instradata la vita della persona verso l’ultimo Giudizio e non dico “la” condanna che non è stata veramente ancora emessa e che, ripeto, non spetta certo a me emettere, come a nessun altro.

 

·        Tra i detti di Gesù vi è anche questo, così poco commentato: “Non posso fare delle mie cose quello che voglio?” (Mt 20,15)

Tra le cose di Dio c’è sicuramente il progetto del Matrimonio, già dalle origini, ribadite e rinnovate abissalmente dalla Parola e dal Sacrificio di Cristo (vedi Ef  5, 31-32). E’ Lui che dispone dei suoi doni, non secondo capriccio, ma secondo la sua sorprendente sapienza di legislatore; al contrario dell’uomo, che lasciato a se stesso come unico depositario della verità, tratta le cose di Dio secondo la sua inveterata tendenza alla presuntuosa stoltezza.

Siamo noi che dovremmo entrare nella logica di Dio e non far rientrare Dio nelle nostre innumerevoli, farraginose, volubili e contraddittorie logiche.

 

·        Di nuovo: Perché la Chiesa dovrebbe di fatto riconoscere, a cose fatte, un atto, il matrimonio civile,  dopo essere stata ignorata al momento della scelta e  ben sapendo che non avrebbe potuto assentire alla scelta stessa? Cosa fa diventare ammissibile ciò che poco tempo prima si riteneva inammissibile?

 

Così, un qualunque fedele può fare quando e come vuole una deliberata scelta contro la volontà e il precetto divini e poi la Chiesa, cioè i suoi Vescovi responsabili, sarebbe caldamente invitata a dire sì. In parole molto semplici, sperando di essere più chiari e impostando un ipotetico discorso diretto, la Chiesa ora dovrebbe dire al fedele divorziato risposato:

“Quello che hai fatto (il matrimonio civile) lo hai fatto senza dirmi niente  e ignorando la dottrina di Cristo, ben sapendo che non sarei stata d’accordo  con te. Ma ora vieni a sollecitarmi insistentemente e pesantemente a dirti di sì, che hai fatto bene. Non solo, dopo un cammino penitenziale col quale puoi rimanere nello stato di cui ti sei poco fa pentito (ma allora dov’è l’errore e il peccato?), ti dovrei riammettere senza colpo ferire al Dono più alto di cui dispongo: l’Eucaristia.”

 

·        Ci si può chiedere inoltre: hai mai chiesto a Cristo il suo pensiero e il suo permesso sull’argomento, visto che è Lui personalmente che ricevi nel sacramento? Con quale delle due persone da te sposate pensi che Egli farebbe alleanza? Con la prima o la seconda, o tutte e due insieme? E Lui fa così come te con la Sua Chiesa?

 

·        Un’altra domanda: l’ammissibilità al sacramento sarà possibile anche nel caso di un secondo divorzio e di un susseguente secondo matrimonio civile? Non si andrebbe in tal modo verso una sorta di poligamia differita o a tappe?

 

·        Un’ultimissima annotazione: mi pare che si parli assai poco, o forse mi sono sinceramente sfuggiti, dei casi concreti di motivazioni esistenziali, familiari, personali per cui l’ammissibilità all’Eucaristia sarebbe cosa buona e giusta. Se questi casi fossero meglio esplicitati, meglio se ne potrebbe discutere, fermo restando la solidità della Dottrina. 

 

             Ottobre 2014                                                                                                                                                    Dott. Enrico Terzi 

 
 

 

 

TUTTO CIO’ CHE E’ DEFINITO DAL DIRITTO DIVINO

NON PUO’ ESSERE SOGGETTO A MODIFICA

DA PARTE DELLA CHIESA CATTOLICA

 

29 ottobre 2014

 

Cari Vescovi, Pastori della Chiesa di Gesù Cristo,

e cari fratelli e sorelle nel Signore, Dio - Amore e Santità - sa come vorrei entrare nel merito della questione inerente l’ammissibilità ai Santi Sacramenti da parte dei  fedeli divorziati risposati civilmente (e dei  conviventi), in modo più analitico e approfondito. Dato però che, non per mala volontà da parte mia, al presente non dispongo del tempo che occorrerebbe per formulare una tale analisi, oggi mi rivolgo, con animo pacato e fermo, a tutti voi, per esprimere almeno qualche riflessione che possa giovare alla maggior gloria della Divina Maestà e alla salvezza delle anime, per le quali Cristo Signore ha versato tutto il Suo Preziosissimo Sangue sul Legno della Santa Croce.

 

- Per prima cosa, pur essendo io una persona certamente favorevole al dialogo costruttivo, mi chiedo però seriamente se sia anche solo ragionevolmente pensabile che in seno alla Chiesa Cattolica si stia a discutere a riguardo della possibilità di trovare “aperture pastorali” sì da poter ammettere i fedeli divorziati risposati ai Santi Sacramenti di Eucaristia e Confessione, quando – in verità – ciò non si può fare in alcun modo, a meno di tradire quanto il Divino Maestro ci insegna nelle pagine immortali del Santo Vangelo e di rinnegare la dottrina cattolica sul Matrimonio indissolubile.

Nell’esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis dell’amato nostro Papa emerito Benedetto XVI, al numero 29, su Eucaristia e indissolubilità del matrimonio, si legge (nota: il grassetto di alcune parole è mio): “Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Marco 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell’Eucaristia”.

 

- Il Matrimonio tra un uomo e una donna è stato elevato da Nostro Signore alla dignità di sacramento. E quando dico sacramento - ossia segno efficace della Grazia - coloro tra voi che hanno, oltre al dono sublime della Fede in Cristo risorto, anche quello di una sana e profonda cultura religiosa, comprendono benissimo che “nel “grande mistero” di Cristo e della Chiesa viene introdotta la perenne “unità dei due”, costituita sin da principio tra uomo e donna” (Lettera apostolica Mulieris dignitatem di San Giovanni Paolo II, Papa). Pertanto il sacramento del Matrimonio – rato e consumato tra due battezzati – è un mistero in cui Dio stesso si rende presente: è Lui, infatti, che, accogliendo il reciproco consenso espresso dall’uomo e dalla donna, costituisce fra i due il vincolo coniugale indissolubile. Ne consegue che la Chiesa non può disporre a proprio arbitrio di questo dono divino; è invece fortemente vocata dal proprio Capo e Pastore, Gesù Cristo, sempre e soprattutto ora - in questi tempi così profondamente segnati dalla perdita di alti ideali, per cui valga la pena donare tutta la propria vita, e, nel contempo, da una diffusissima immoralità – a perseverare – con amore e verità (binomio che qualcuno, probabilmente affetto da una forma di disonestà intellettuale, vuole farci ritenere come antitetico, mentre in realtà non lo è affatto; perché, tra l’altro, se così fosse, lo stesso Essere Divino – Eterno Amore ed Eterna Verità - sarebbe in contraddizione con Sé medesimo; il che è assolutamente assurdo) - nell’annuncio del Vangelo del Matrimonio e della famiglia.

 

Amati Pastori, permettetemi, in conclusione, una domanda, che vi pongo in spirito filiale: l’attuale decadenza - che pervade per certi aspetti, purtroppo, anche il mistico corpo di Cristo – non è, tra l’altro, conseguenza del fatto che la dimensione escatologica del Cristianesimo sia stata, e sia tuttora, relegata ai margini (quando pure c’è) nelle omelie e nelle catechesi?

Se Cristo non fosse risorto – e se questo supremo Evento salvifico non c’entrasse nulla col nostro destino, presente ed eterno, di uomini e di donne del terzo millennio - la nostra Fede sarebbe vana (1Corinzi 15,12-20), e conseguentemente sarebbero meno pregnanti le varie considerazioni di carattere etico e morale.

Ora invece Cristo Gesù, il Nazareno, è veramente risorto, e noi tutti - Sua Chiesa, Suo mistico corpo – non dobbiamo temere di recare il Lieto Annuncio anche agli uomini e alle donne di questo, per molti aspetti, tormentato presente.

Lo Spirito Santo ci dia grazia di essere, ancora e sempre, “sale e luce del mondo” (Matteo 5,13-16) secondo la Santa Volontà e il mistico desiderio del Signore. Amen.

 

Sabrina di Gesù  

 
Comments