1) Parte prima - Gesù Cristo e Figlio di Dio

PRINCIPALI ERESIE E GRAVI ERRORI DEL CARD. WALTER KASPER

 

1) In merito a GESU' CRISTO E FIGLIO DI DIO

 

Nel suo libro Gesù il Cristo (Editrice Queriniana), precisamente a pagina 225, Kasper afferma che "Gesù non si è arrogato esplicitamente né la qualifica di Messia né quella di Figlio di Dio".

 

Ciò non corrisponde al vero, in quanto:

 

- già nel Vangelo dell'Annunciazione (Luca 1,26-38), l'Arcangelo San Gabriele, fedele messaggero di Dio - Eterna Verità - spiega alla Vergine di Nazaret che Colui che Ella darà alla luce sarà "chiamato Figlio dell'Altissimo" (1,32).

 

Inoltre, poco più innanzi (1,35), rispondendo alla domanda di Maria Santissima, l'Arcangelo esplicita ulteriormente questo concetto, dicendo:

 

"Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo.

Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio."

 

In questo primo esempio, notiamo come, in realtà, non sia Gesù stesso (il Quale sarebbe stato di lì a poco concepito per opera dello Spirito Santo nel seno purissimo di Maria Immacolata) ad autoproclamarsi "Figlio di Dio": è San Gabriele Arcangelo - uno degli spiriti più eletti della Celeste Gerusalemme - che, recando alla Nuova Eva il mirabile Annuncio dell'Incarnazione del Verbo, proclama questa verità.

 

- Nel capitolo primo del Vangelo secondo San Giovanni, leggiamo:

 

1 In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

 

E, poco più avanti:

 

14 E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;


e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

E' evidentissimo, dunque, che qui si afferma:

- primo: la Divinità del Verbo Eterno; ossia che il Verbo è Dio da sempre e per sempre, e che Egli è della stessa sostanza del Padre;

- secondo: che il Verbo di Dio, nella pienezza dei tempi, si è incarnato;

- terzo: che gli Apostoli hanno visto la gloria di Gesù Cristo: "gloria come di unigenito dal Padre" (1,14).

 

Anche San Pietro, nella sua Seconda Lettera, attesta:

 

16 Infatti, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza.

17 Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». 18 Questa voce noi l'abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.

 

Difatti, in due occasioni, nel corso della vita terrena del Nazareno, si udì la Voce del Padre, il Quale proclamò Gesù propriamente Suo Figlio e Messia.

La prima volta, dopo il Battesimo, ricevuto al Giordano da Giovanni il Precursore (Matteo 3,17):

 

Ed ecco una voce dal cielo che disse: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto."

 

E la seconda volta, nella gloriosa Trasfigurazione (Matteo 17,5):

 

Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo".

 

***

 

Ma veniamo ora a considerare ove, nel Santo e quadriforme Vangelo, Gesù si autodefinisce Figlio di Dio, in senso proprio ed unico: cioè il Signore Gesù è - e afferma di essere - l'unico e solo Figlio di Dio.

 

***

 

Per inciso: ritengo che l'espressione "Gesù si autodefinisce Figlio di Dio" sia più corretta ed appropriata rispetto al verbo "arrogarsi" che il card. Kasper usa, quando scrive: "Gesù non si è arrogato esplicitamente né la qualifica di Messia né quella di Figlio di Dio".

Difatti, arrogarsi vuol dire, nel significato più comune del termine: pretendere, attribuirsi quel che non è dovuto.

Pertanto, a me pare che già un tale modo di riferirsi alla Adorabile Persona del Signore Gesù sia, minimo che si possa dire, irrispettoso.

 

***

 

* Al capitolo 7 del Vangelo di San Matteo (21-23), Gesù afferma, con limpida chiarezza, che Egli è e sarà il Signore e il Giudice nel giorno del Giudizio finale:

 

"Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?

Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, operatori di iniquità.

 

* Ancora, la coscienza, chiara ed esplicita, che Gesù ha della Sua figliolanza divina, è ben espressa là ove il Maestro rende lode al Padre, perché Egli ha scelto di rivelare i Misteri del Regno ai piccoli (Matteo 11,25-27):

 

"Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché così è piaciuto a te."

 

Gesù professa le Sue relazioni personali e singolari con Dio, Suo Padre, affermando:

 

"Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare."

 

* Nel colloquio notturno con Nicodemo (Giovanni 3,16-18), il Signore Gesù afferma:

 

"Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio."

 

* Nel Vangelo secondo San Giovanni, là ove l'Apostolo riporta la discussione sulla testimonianza che Gesù dà di Sé stesso (8,13-30), Egli afferma (vs 24):

 

"Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati."

 

E, poco più avanti (vs 28):

 

"Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre così io parlo."

 

Come sappiamo, "Io Sono" è il Nome Divino rivelato a Mosè (Esodo 3,14).

Attribuendosi questo Nome, nei versetti evangelici qui sopra riportati, è chiaro che Gesù sta dicendo ai Suoi uditori di quel tempo - e a ciascuno di noi, oggi - che:

- Egli è Dio;

- Egli è il Figlio di Dio;

- Egli è l'unico Salvatore del mondo.

 

* Sempre nel Vangelo di San Giovanni, e precisamente al cap. 10 vs. 22-39, il Signore Gesù si dichiara in modo inequivocabile Figlio di Dio.

In particolare:

 

"Io e il Padre siamo una cosa sola." (vs 30)

 

I presenti hanno compreso talmente bene la portata immensa di una tale affermazione che Gli rispondono:

 

"Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio." (vs 33)

 

* L'Apostolo Pietro riconosce Gesù come Figlio di Dio e Suo Unto (Matteo 16,13-20), quando, nella regione di Cesarea di Filippo, al Signore che chiede ai Suoi discepoli: "Voi chi dite che io sia?", risponde:

 

"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente." (vs 16)

 

E il Signore conferma:

 

"Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli." (vs 17)

 

Infine, poco più avanti, l'Evangelista San Matteo annota:

 

Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. (vs 20)

 

* Lo stesso Evangelista, riporta questo dialogo tra Gesù e i farisei (22,41-46), in cui, ancora una volta, appare evidente la consapevolezza che Egli aveva della Sua natura divina:

 

Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro: "Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?".

Gli risposero: "Di Davide".

Ed egli a loro: "Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo:

 

Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra,

finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi ?

 

Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?".

Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo.

 

* All'inizio della solenne preghiera di oblazione e di intercessione (Giovanni 17,1-26), che Gesù Salvatore eleva nell'Ora del Sacrificio, Egli si dichiara Figlio di Dio:

 

"Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te." (vs 1)

 

E, poco più oltre (vs 5):

 

"E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse."

 

In questi versetti, è evidentissimo che Gesù fa riferimento alla gloria che Egli possedeva nella preesistenza divina, cioè in quanto Verbo Eterno del Padre.

 

* Durante il processo-farsa del Signore Gesù davanti al sinedrio (Marco 14,53-64), il sommo sacerdote Lo interrogò dicendoGli:

 

"Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?" (vs 61)

 

Gesù rispose:

 

"Io lo sono!

 

E vedrete il Figlio dell'uomo

seduto alla destra della Potenza

e venire con le nubi del cielo".

 

Notiamo che "la Potenza" (vs 62) è Dio stesso: Jahvè.

 

- Anche San Matteo (26, 63-64), nel suo ispirato Vangelo, scrive:

 

Allora il sommo sacerdote gli disse: "Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".

"Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:


d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo

seduto alla destra di Dio,

e venire sulle nubi del cielo".

 

- Nel Vangelo di San Luca, là ove l'Evangelista riporta il processo del Salvatore dinanzi al sinedrio (22,66-71), leggiamo:

 

... gli dissero: "Se tu sei il Cristo, diccelo".

Gesù rispose: "Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete.

Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio".

Allora tutti esclamarono: "Tu dunque sei il Figlio di Dio?".

Ed egli disse loro: "Lo dite voi stessi: io lo sono".

 

* Apparendo risorto a Maria di Magdala (Giovanni 20,11-18), il Signore Gesù, tra l'altro, le dice:

 

"Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro."

 

Il fatto che Egli specifichi "Padre mio" e "Padre vostro", "Dio mio" e "Dio vostro" sta, una volta di più, ad indicare che la relazione che Egli ha con Dio Padre è assolutamente unica e singolare; mentre noi - umane creature, battezzate nel Nome delle Tre Persone della Santissima Trinità - siamo figli nel Figlio.

 

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