4) Parte quarta - La Risurrezione di Cristo

PRINCIPALI ERESIE E GRAVI ERRORI DEL CARD. WALTER KASPER

4) In merito alla GLORIOSA RISURREZIONE DI CRISTO

 

Il card. Kasper scrive: "Nessun teste neotestamentario asserisce di aver visto il Cristo risorgere" (pag. 176).

Secondo Kasper "Il racconto più antico" è quello di Mc. 16,1-8. E, poco più avanti, aggiunge: "non è un racconto storico". E ancora: "Dobbiamo allora supporre che non si tratti di cenni storici, ma soltanto di artifizi stilistici, escogitati per richiamare l'attenzione e creare suspense." (pag. 172)

 

E' ovvio ed evidente che nessuna persona umana fu presente nell'istante in cui Nostro Signore Gesù risorse dai morti, in quanto il Suo Corpo si trovava, esanime, nel sepolcro sigillato (Matteo 28,1-7; Marco 16,1-8; Luca 24,1-12; Giovanni 20,1-8).

 

Leggendo con attenzione il racconto della Risurrezione, al capitolo 20 del Vangelo secondo San Giovanni:

 

1Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». 3Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

 

notiamo come l'Evangelista ponga in evidenza che "le bende (erano) per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, (era) non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte".

All'anima pura e casta di San Giovanni Apostolo furono sufficienti questi dettagli per credere che il Signore Gesù fosse veramente risorto dai morti. Difatti egli scrive: "Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette".


Tuttavia, la prova del fatto storico della Risurrezione di Gesù Cristo dai morti sta nelle Apparizioni del Signore risorto.

Così scrive San Paolo, nella sua Prima Lettera ai Corinzi, 15,4-8, e specialmente:

3A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè

che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che 4fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
5e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.

6In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.

Delle varie Apparizioni narrate nei Vangeli - le quali comprovano efficacemente la realtà storica della Risurrezione di Cristo (Matteo 28,9-10 e 16-20; Marco 16,9-18; Luca 24,13-49; Giovanni 20,14-29), propongo qui, in particolar modo, quella riportataci da San Luca, al capitolo 24:

36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto»

Un fantasma non mangia e non beve: qui vediamo chiaramente che è l'Uomo Dio Cristo Gesù ad essere realmente risorto, con il Suo vero Corpo glorificato. E proprio in quanto è il Signore Gesù, che ha vinto il peccato e la morte, ed è entrato nella Vita Sublime e Gloriosa della Santissima Trinità, il Suo vero Corpo non è più soggetto ai limiti propri dei nostri corpi mortali.

Infatti, nel Vangelo secondo San Giovanni, al capitolo 20, leggiamo:

 

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

 

Proprio così: "Venne Gesù, a porte chiuse".

 

Infine, sul Catechismo della Chiesa Cattolica, leggiamo:

I. L'avvenimento storico e trascendente

639 Il mistero della risurrezione di Cristo è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente constatate, come attesta il Nuovo Testamento. Già verso l'anno 56 san Paolo può scrivere ai cristiani di Corinto: « Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici » (1 Cor 15,3-4). L'Apostolo parla qui della tradizione viva della risurrezione che egli aveva appreso dopo la sua conversione alle porte di Damasco. 541

Il sepolcro vuoto

640 « Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato » (Lc 24,5-6). Nel quadro degli avvenimenti di pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta. L'assenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti. 542 Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell'evento della risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne, 543 poi di Pietro. 544 Il discepolo « che Gesù amava » (Gv 20,2) afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo « le bende per terra » (Gv 20,6), vide e credette. 545 Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto, 546 che l'assenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro. 547

Le apparizioni del Risorto

641 Maria di Magdala e le pie donne che andavano a completare l'imbalsamazione del corpo di Gesù, 548 sepolto in fretta la sera del Venerdì Santo a causa del sopraggiungere del Sabato, 549 sono state le prime ad incontrare il Risorto. 550 Le donne furono così le prime messaggere della risurrezione di Cristo per gli stessi Apostoli. 551 A loro Gesù appare in seguito: prima a Pietro, poi ai Dodici. 552 Pietro, chiamato a confermare la fede dei suoi fratelli, 553 vede dunque il Risorto prima di loro ed è sulla sua testimonianza che la comunità esclama: « Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone » (Lc 24,34).

642 Tutto ciò che è accaduto in quelle giornate pasquali impegna ciascuno degli Apostoli – e Pietro in modo del tutto particolare – nella costruzione dell'era nuova che ha inizio con il mattino di pasqua. Come testimoni del Risorto essi rimangono le pietre di fondazione della sua Chiesa. La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro. Questi « testimoni della risurrezione di Cristo » 554 sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli. 555

643 Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare la risurrezione di Cristo al di fuori dell'ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico. Risulta dai fatti che la fede dei discepoli è stata sottoposta alla prova radicale della passione e della morte in croce del loro Maestro da lui stesso preannunziata. 556 Lo sbigottimento provocato dalla passione fu così grande che i discepoli (almeno alcuni di loro) non credettero subito alla notizia della risurrezione. Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti (« tristi »: Lc 24,17) e spaventati, 557 perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e « quelle parole parvero loro come un vaneggiamento » (Lc 24,11). 558 Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di pasqua, li rimprovera « per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato » (Mc 16,14).

644 Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora, 559 tanto la cosa appare loro impossibile: credono di vedere un fantasma. 560 « Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti » (Lc 24,41). Tommaso conobbe la medesima prova del dubbio 561 e, quando vi fu l'ultima apparizione in Galilea riferita da Matteo, « alcuni [...] dubitavano » (Mt 28,17). Per questo l'ipotesi secondo cui la risurrezione sarebbe stata un « prodotto » della fede (o della credulità) degli Apostoli non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella risurrezione è nata – sotto l'azione della grazia divina – dall'esperienza diretta della realtà di Gesù risorto.

Lo stato dell'umanità di Cristo risuscitata

645 Gesù risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto 562 e la condivisione del pasto. 563 Li invita a riconoscere da ciò che egli non è un fantasma, 564 ma soprattutto a constatare che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione. 565 Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole, 566 poiché la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra e ormai non appartiene che al dominio divino del Padre. 567 Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l'aspetto di un giardiniere 568 o « sotto altro aspetto » (Mc 16,12) diverso da quello che era familiare ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede. 569

(  http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p122a5p2_it.htm )

 

CONCLUSIONE

Queste sono le principali eresie diffuse dal card. Walter Kasper.

Spesso, come il lettore attento avrà notato, per confutarle ho semplicemente citato passi evangelici, estremamente chiari e luminosi.

Se però, come purtroppo appare dalla lettura dei libri di Kasper, egli non crede alla storicità di una parte non esigua dei Vangeli - e se persino la gloriosa Risurrezione del Signore è da lui messa in dubbio - allora, con il dovuto rispetto, io chiedo: stiamo trattando di Cristianesimo o di cos'altro? Ossia: parliamo di Gesù Cristo prescindendo dal Vangelo?!

Sono sinceramente addolorata al pensiero dei falsi pastori, che diffondono eresie e pericolose menzogne nel giardino mistico della santa Chiesa di Gesù Cristo in terra. Umilmente e di cuore, prego ogni giorno il Signore e Maria Santissima implorando la grande grazia della loro conversione.

 

Per amore a Dio e alle anime immortali, ho steso queste pagine.

Sono consapevole che qualcuno potrà dire: "E' lo scritto di una sempliciotta!". Non importa, anzi: ringrazio il Signore per ogni anima semplice e piccola (Matteo 11,25-26) che accoglie con docilità la Sua Parola e si impegna, giorno dopo giorno, a conformare la propria vita ad Essa, per amore di Lui.

Preferisco di gran lunga stare in spirituale compagnia degli umili pastori che, ginocchia a terra, adorano il Neonato Divino (Luca 2,8-20), piuttosto che nel numero dei sapienti secondo il mondo, i quali, pur conoscendo le Sacre Scritture (Matteo 2,5-6), non si mossero minimamente per andare incontro al Salvatore, nato anche per loro e per la loro eterna salvezza.

E, a proposito di semplicità evangelica, ricordo che il Serafico Padre, San Francesco di Assisi, prese il Vangelo alla lettera: sine glossa.

Non è necessario qui soffermarsi a dire chi egli sia diventato, con la Grazia di Dio, e quale sia - ancora oggi, dopo otto secoli - la sua straordinaria fecondità spirituale.

In prossimità del Santo Natale, il mio sincero augurio si fa accorata supplica al Divino Paraclito: Egli illumini ciascuno di noi - Vescovi, sacerdoti, anime consacrate, sposi cristiani e fedeli laici - a comprendere il modo migliore  e più sapiente per accostarci con frutto alla Divina Rivelazione: fides et ratio.

Carissimi fratelli e sorelle, ricordiamo sempre: il Signore Dio ci ha creati per conoscerLo e amarLo in questa vita, e poi goderLo eternamente in Cielo.


Lode, onore e gloria al Signore Gesù, Dio e Uomo!

 

Sabrina Luraschi Corbetta



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