2) Parte seconda - La perpetua verginità di Maria Santissima

PRINCIPALI ERESIE E GRAVI ERRORI DEL CARD. WALTER KASPER

2) In merito alla PERPETUA VERGINITA' DI MARIA SANTISSIMA

 

Il card. Kasper scrive, in una nota a pagina 353 del suddetto libro, che il concepimento verginale di Gesù Cristo solleva dei "difficili problemi teologico-biblici". Egli afferma, inoltre, che tale "questione è ancora aperta sul piano biblico".

 

Non condivido tali affermazioni.

E ricordo, tra l'altro, che la perpetua Verginità di Maria Santissima è un dogma della Chiesa Cattolica.

 

***

 

* Vediamo di riflettere insieme, prima di tutto, sulle parole che Maria di Nazaret dice all'Arcangelo Gabriele, che Le ha appena annunciato la Divina Maternità:

 

Dal vangelo secondo San Luca (1,34):

34επεν δ Μαριμ πρς τν γγελον· Πς σται τοτο, πε νδρα ο γινώσκω;

 (disse)      (Maria)        (all’)       (angelo)         (come) (sarà) (questo), (poiché) (uomo) (non) (conosco)?

 

La Vergine di Nazaret (Luca 1,27) disse all'Angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?".

Checché ne dicano i dottori del cavillo e gli aridi razionalisti, questa domanda - che non mette in dubbio che il concepimento di questo Figlio possa avvenire, ma chiede semplicemente il modo in cui esso si compirà - trova una sola, veramente ragionevole, spiegazione: la giovane Maria aveva già emesso un voto di perpetua verginità al Signore Suo Dio.

Sant'Agostino ci illumina questo mistero quando scrive:

 

Ciò indicano le parole con cui Maria rispose all’angelo che le annunziava un figlio: Come, disse, sarà ciò, poiché non conosco uomo? Il che certamente non avrebbe detto, se già dapprima non avesse fatto voto di sé come vergine a Dio.

Ma poiché le costumanze degli Israeliti ancora non ammettevano ciò, ella si sposò con un uomo giusto, il quale avrebbe, non già tolto con la violenza, bensì custodito contro i violenti, ciò di cui ella già aveva fatto voto. (De sancta virginitate, 4)

 

Nell'affermare: "non conosco uomo", Maria intende dire che "non lo conosce" e "non lo conoscerà mai", in quanto si è, appunto, già votata a Dio, anima e corpo, come vergine.

 

Lascio la parola al biblista G. Ricciotti, il quale nel suo libro Vita di Gesù Cristo (ed. Mondadori, 1989 - pagine 245-246), così scrive:

 

E’ quindi il secondo senso, nel quale il verbo non conosco non si riferisce soltanto alle condizioni presenti ma si estende anche alle future, esprimendo cioè un proposito per l’avvenire: tutte le lingue, infatti, conoscono questo impiego del presente esteso al futuro, tanto più se tra presente e futuro non cade interruzione e se si tratta di uno stato sociale (non mi sposo, non mi fo prete, avvocato, ecc.). Se Maria non fosse stata una fidanzata-coniuge le sue parole, un po’ forzatamente, avrebbero potuto interpretarsi come un implicito desiderio di avere un compagno nella propria vita: ma nel caso effettivo di Maria il compagno già c’era, legittimo e regolare; quindi, se l’annunzio dell’angelo avesse dovuto avverarsi in maniera naturale, non esisteva alcun ostacolo.

E invece l’ostacolo esisteva: era rappresentato da quel non conosco, che valeva come proposito per il futuro, e che giustificava pienamente la domanda come sarà ciò? L’unanime tradizione cristiana, che ha interpretato in tal senso il non conosco, ha battuto una strada che è certamente la più agevole e facile ma anche l’unica ragionevole e logica.

Se però Maria aveva fatto il proposito di rimaner vergine, perché aveva in precedenza acconsentito a contrarre il giudaico fidanzamento-matrimonio? Su questo punto i vangeli non offrono spiegazioni, ma se ne possono trovare riportandosi alle usanze giudaiche contemporanee …

… il suo stesso proposito, così fiduciosamente obiettato all’angelo, illumina di riflesso anche la disposizione del suo fidanzato Giuseppe, il quale non sarebbe mai stato accettato come fidanzato se non avesse deciso di rispettare il proposito di Maria …

 

Quindi, notiamo come, con quelle poche, mirabili parole: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?", in verità, il Signore Dio ci illumina mente e cuore:

 

- in merito al fatto che Maria di Nazaret aveva, prima dell'Annunciazione, già consacrato tutto il Suo essere - spirituale e corporeo - a Dio, in un proposito di perpetua verginità;

 

- sul fatto che, evidentemente, anche San Giuseppe - al quale Ella ha confidato, senza ombra di dubbio, prima dell'Annunciazione, il Suo proposito di mantenersi per sempre vergine, per amore di Dio - condivide questo Suo alto ideale.

Difatti, questo uomo giusto (Matteo 1,19) non avrebbe mai potuto essere a Lei fidanzato se non avesse condiviso e rispettato il voto di verginità consacrata da Lei emesso.

 

- Dato che Dio fa bene ogni cosa - ed è certissimo che Egli ha disposto con sapienza particolarmente mirabile tutto ciò che inerisce il Mistero sublime dell'Incarnazione del Verbo -, il vero matrimonio costituito tra Maria e Giuseppe:

- è castissima e ardente unione di questi due santissimi cuori, tutti protesi a Dio;

- è sicura custodia e decoro dell'onore della Vergine;

- è ordine sapiente e rispettoso, poiché assegna al Figlio di Dio fatto uomo, un padre legale.

 

* San Luca, infatti, nel suo Vangelo, scrive (3,23):

 

23 Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe.

 

Ricordo, se mai ce ne fosse necessità, che Luca non era uno sprovveduto e un ingenuo, pronto a credere a qualsiasi chiacchiera, diceria o fandonia: egli era medico e uomo colto.

Dati i particolari molto precisi con cui egli, come Evangelista, ci riporta i fatti principali dell'infanzia di Gesù, è logico pensare che Luca abbia ricevuto tali confidenze, strettamente personali, da Maria Santissima. Ella era l'unica presente - come creatura umana - all'Annunciazione del Signore.

San Luca inizia così il suo Vangelo:

 

1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, 3 così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, 4 perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

 

Dopo di che, se devo scegliere se dare fiducia a San Luca o al card. Walter Kasper,  affermo di credere sicuramente, e senza ombra di dubbio, al primo: il quale conobbe il Signore Gesù tramite le testimonianze dirette dei Santi Apostoli e, come dicevo poco sopra, della Santissima Madre di Dio.

 
Tra l'altro, nella Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum leggiamo:

Origine apostolica dei Vangeli

18. A nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche quelle del Nuovo Testamento, i Vangeli possiedono una superiorità meritata, in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore. La Chiesa ha sempre e in ogni luogo ritenuto e ritiene che i quattro Vangeli sono di origine apostolica. Infatti, ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, in seguito, per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti che sono il fondamento della fede, cioè l'Evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni (31).

Carattere storico dei Vangeli

19. La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr At 1,1-2). Gli apostoli poi, dopo l'Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza delle cose, di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dallo Spirito di verità (32), godevano (33). E gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte che erano tramandate a voce o già per iscritto, redigendo un riassunto di altre, o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere (34). Essi infatti, attingendo sia ai propri ricordi sia alla testimonianza di coloro i quali « fin dal principio furono testimoni oculari e ministri della parola », scrissero con l'intenzione di farci conoscere la
« verità » (cfr. Lc 1,2-4) degli insegnamenti che abbiamo ricevuto.



* Dal capitolo primo del Vangelo secondo San Matteo:

 

18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23 
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele
,
che significa Dio con noi.

24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

 

* Nel capitolo 7 del Profeta Isaia, è scritta la profezia che San Matteo cita nel suo Vangelo (1,23):

 

14 Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.

 

Anche qui è evidente - per chi abbia il cuore umile e puro, e dunque docile ad accogliere con amore la Divina Verità (Matteo 11,25-26) - che tale profezia ha valore di Segno Divino solo se viene intesa nel senso che la vergine come vergine concepisce e partorisce un figlio.

Vediamo qui rivelata la perpetua verginità di Maria - come il dogma cattolico asserisce - sia nella concezione del Figlio di Dio, sia nel mirabile e miracoloso Suo parto.

San'Ignazio di Antiochia definisce non solo la verginità di Maria ma anche il parto di Gesù Cristo "un mistero strepitoso" (con riferimento a Efesini 19,1).

 

E a chi obietta dicendo che (in genere) non si usava, ai tempi in cui nacque sulla terra Nostro Signore Gesù Cristo, emettere voti di perpetua verginità - poiché in Israele la maternità era tenuta in grandissima considerazione, a motivo dell'attesa del Messia promesso - vorrei dire che, così come il Signore ha sempre illuminato la mente e il cuore dei Suoi Santi e servi fedeli, a maggior ragione dobbiamo ritenere che la Santissima Trinità - la Quale, fin dal primo istante dell'immacolata concezione di Maria, ha preso amorevole e totale possesso del Suo essere di creatura purissima: nell'anima e nel corpo - abbia donato alla Sua Sposa prediletta tutta la luce e il soccorso necessari per l'adempimento perfetto della Sua altissima e singolare missione di vera Madre del Verbo Incarnato.


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