2018-03-23 Lettera aperta a don Dario Edoardo Viganò

Venerdì della quinta settimana di Quaresima

23 marzo 2018

 

Reverendo don Dario Edoardo,

le porgo il mio saluto con animo deferente.

Se, dopo aver pregato e riflettuto, ho deciso di scriverle, ciò è motivato dall'amore a Cristo, alle anime - per le quali il Figlio di Dio fatto Uomo non ha esitato a versare tutto il Suo Prezioso Sangue sul Legno della Croce - e alla santa Chiesa, il cui volto vedo essere sempre più sfigurato dai gravi peccati di non pochi dei Suoi figli e figlie, qui in terra.

 

Non entro certamente nel merito delle sue intenzioni, poiché solo il Signore vede ogni cuore umano (1Samuele 16,7), ma constato come, nella lettera da lei inviata a papa Francesco, non vi sia da parte sua, monsignore, alcuna ammissione di colpa.

Come lei stesso afferma, le sue dimissioni sono motivate dalle "molte polemiche" di "questi ultimi giorni" circa il suo operato (se pensiamo a ciò che lei, e non lei solo, ha fatto con la lettera del Papa emerito Benedetto XVI del 7 febbraio 2018, parlare di "operato", glielo dico con pacata franchezza, è un eufemismo).

 

Reverendo don Viganò, lei ha lavorato per molti anni  (a mio modesto avviso, troppi) nel settore cinematografico (ad esempio, ricordo il suo impegno per le "Sale della comunità" nella Diocesi Ambrosiana).

E' per questo che ritengo che il Signore: Lui che, Solo, sa volgere in bene anche le vicende avverse (penso, in questo momento, alla storia di Giuseppe - Genesi: dal capitolo 37 al capitolo 50 - venduto dai suoi fratelli, che noi fedeli ambrosiani proprio in questi giorni abbiamo sentito proclamare nelle Sante Messe feriali), abbia permesso - non certo espressamente voluto, perché Egli è Luce, Verità e Rettitudine - la vicenda della strumentalizzazione della lettera del Papa emerito, per darle, monsignore, un'altra possibilità.

 

Lei stesso, se ho ben compreso quanto ha scritto al papa nella missiva in cui si dimette da prefetto, legge il proprio farsi in disparte come "occasione feconda di rinnovamento" e "il tempo nel quale imparare a rinascere dall'alto".

 

Mi creda, don Dario Edoardo - poiché le parlo sinceramente: in semplicità d'animo, senza alcuna ombra di sarcasmo, e nel desiderio del suo autentico bene: concordo pienamente con questo suo intendimento, ed anzi mi permetto esortarla affinché questa scelta di ritiro sia più decisa e più forte di quella che lei potrebbe operare rimanendo nella carica di assessore.

Per amore a Dio e alla sua anima sacerdotale, reverendo don Dario Edoardo, si conceda un congruo periodo di tempo nel quale sostare in un luogo di silenzio, per poter meglio rientrare in se stesso, pregare, meditare ... e così comprendere con il cuore qual è la Volontà del Signore per quel tratto di cammino terreno che ancora le sta dinanzi, prima dell'Incontro con Gesù.

 

Il medesimo consiglio - ripeto: con animo umile, rispettoso e amorevole nel Signore - vorrei oggi donarlo ad altre persone appartenenti al clero cattolico - vescovi e sacerdoti - le quali, per i più svariati motivi, si ritrovano (in certa misura, almeno) disperse, stanche e inaridite nel cuore.

Ascoltate, cari ministri del Signore Gesù, le Sante Parole che il Divino Maestro, e vostro migliore Amico, oggi ancora vi rivolge: - Venite in disparte e riposatevi un po' - (Marco 6,31).

In tal modo, ritrovando voi stessi nella Luce di Cristo, potrete poi donarLo più efficacemente alle anime: a quelle pecorelle che il Signore Gesù ha affidato alle vostre cure sacerdotali.

 

Reverendo don Dario Edoardo, accompagno questo scritto con la preghiera, e colgo l'occasione per porgerle l'augurio di un santo cammino di preparazione alla Pasqua di Cristo Signore,

 

Sabrina Luraschi Corbetta

 

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