3) LA RIPARAZIONE

"I cardini fondamentali della vera devozione al Cuore Sacratissimo di Gesù sono: AMORE – ADORAZIONE – RIPARAZIONE."

 

O terra tutta, acclamate al Signore, servite il Signore nella gioia.

 

(dalla Liturgia)

 

Inizio così la riflessione riguardo al terzo cardine della vera devozione al Cuore Sacratissimo di Gesù.

La Riparazione ha come scopo fondamentale quello di riportare tutta la terra, ogni creatura, ogni persona da Dio creata e redenta, alla lode della gloria di Dio ed al sollecito servizio al Signore ed ai fratelli.

Le fa eco una preghiera di colletta:

 

"O Dio, che nella tua misericordia

ti sei degnato di elargire

i tesori infiniti del tuo amore

nel Cuore del Figlio tuo,

trafitto per i nostri peccati,

concedi che,

 rendendogli il devoto omaggio della nostra pietà,

possiamo compiere anche

l’ufficio di una degna riparazione".

 

(dalla Liturgia del Sacro Cuore)

 

Tutta la devozione al sacro Cuore di Gesù porta alla Riparazione come il suo scopo più specifico.

La contemplazione dell’Amore di Dio, l’adorazione al Sacro Cuore di Gesù vivente e presente nel Sacramento Eucaristico suscitano in noi una risposta di fede e di amore adeguata: è la Riparazione!

Ecco come si è rivelato il Sacro Cuore di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque in due apparizioni:

 

"Ecco il Cuore che ha tanto amato gli uomini, che non ha ri­sparmiato nulla fino a esaurirsi e a consumarsi, per testimoniare loro il suo amore; e per riconoscenza ricevo dalla maggior parte ingratitudine a causa delle irriverenze e dei sacrilegi e a causa della freddezza e del disprezzo che hanno per me in questo Sa­cramento di amore."

 

"Questo, mi disse, mi è più doloroso di quanto ho sofferto nella mia Passione. Se essi ricambiassero un poco il mio amore, stimerei poca cosa quello che ho patito per loro e vorrei, se possibile, soffrire ancora di più. Ma essi non rispondono che con indifferenza e rifiuti a tutte le mie premure nel far loro del bene. Almeno tu dammi il piacere di supplire alla loro ingratitudine, tanto quanto ne sarai capace".

 

(Gobry Ivan, Margherita Maria Alacoque, Città Nuova)

 

Nel contatto vivente con Gesù presente nell’Eucaristia, la santa riceve una rivelazione particolare: il Cuore vivente di Gesù è sofferente, circondato di spine, sormontato da una croce, piagato da una grande ferita, infuocato di fiamme di Amore.

Come rimanere indifferenti?

Gesù fa comprendere che la causa di tutto questo è determinata dai nostri attuali peccati. Sono essi la causa della terribile ed attuale sofferenza di Gesù, dello strazio dell’intimità umana e divina del suo sacratissimo Cuore.

Egli dà un nome ai peccati: ingratitudine, irriverenze, sacrilegi, freddezza, disprezzo rivolti verso di Lui ed in particolare resi presenti negli atteggiamenti usati verso il Sacramento dell’Eucaristia.

Come fare? Come poter rispondere degnamente all’Amore così grande, ma trascurato ed offeso a morte di Gesù per noi?

"Almeno tu dammi il piacere di supplire alla loro ingratitudine, tanto quanto ne sarai capace."

 

 Il Cuore di Gesù chiede di "supplire", "di colmare un vuoto" provocato dall’assenza di gratitudine, da indifferenza, da disprezzo.

Carissimi, con la rivelazione del suo Cuore piagato e sofferente per noi, Gesù stesso, e con Lui la sua santa Chiesa, ci chiedono riparazione per i nostri peccati e per i peccati dei suoi sacerdoti, delle anime consacrate, dei cristiani.

Quanto c’è urgente bisogno di Riparazione!

Sentiamo la voce autorevole ed appassionata del santo Padre, san Giovanni Paolo II:

 

"Gli adoratori del Cuore Divino diventano gli uomini dalla coscienza sensibile. E quando è dato a loro di avere rapporti con il Cuore del nostro Signore e Maestro, allora si risveglia in essi anche il bisogno della riparazione per i peccati del mondo, per l’indifferenza di tanti cuori, per le loro negligenze.

Quanto è necessaria nella Chiesa questa schiera di cuori vigilanti, perché l’Amore del Cuore Divino non rimanga isolato e non ricambiato!"

 

(Angelus del 24 giugno 1979 - www.vatican.va)

 

Come possiamo, dunque, rispondere all’appello di Gesù e del santo Padre?

Una prima risposta la troviamo nel Vangelo di Giovanni al capitolo 21, 15-19.

Ecco il testo:

 

15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».

19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

E’ Gesù risorto che incontra i suoi apostoli presso il lago di Tiberiade. Dopo aver mangiato il pane ed il pesce arrostito sulla brace, insieme con gli apostoli e discepoli presenti, ecco che Gesù prende  in disparte Pietro e lo interroga per tre volte: "Pietro, mi ami più di costoro? Mi ami? Mi vuoi bene?"

E Pietro per tre volte rinnova il suo amore aperto, incondizionato, vero e sincero al Signore Gesù.

La terza volta Pietro si rattrista, perché quasi volutamente Gesù richiama alla sua memoria il suo triplice rinnegamento. Non è un’accusa quella di Gesù, ma piuttosto l’occasione per sentirsi dire dal suo Pietro, con l’umiltà del cuore pentito: "Signore, tu sai tutto, ma tu sai anche che veramente ti voglio bene!"

Ed allora Gesù, con gioia e fiducia, gli rinnova per tre volte la sua missione: "Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle".

 

   1) La prima, bella, riparazione è l’amore. Nell’amore è la forza di riparazione.

Gesù, dopo aver ricevuto l’attestazione del nostro pentimento, chiede la nostra umile e vera dichiarazione di amore a Lui, al suo Cuore Sacratissimo.

O, quanto il Cuore di Gesù è desideroso di sentirsi dire dai suoi figli: "Signore Gesù, mio redentore, mio tutto, ti voglio bene, ti sono eternamente grato, ti lodo e ti benedico, ti amo e ti voglio amare con tutto il mio cuore!"

Sì, carissimi amici dell’associazione di riparazione Eucaristica: ogni adorazione, ogni preghiera sia un atto di riparazione sull’esempio nel nostro Simon Pietro.

L’amore risana le ferite del Cuore di Gesù, l’amore attenua la sofferenza provocata dalle spine dei nostri terribili peccati, l’amore ci fa entrare più intimamente nel Cuore di Gesù.

Su questo non dobbiamo attenuare l’impegno. La coscienza delle nostre cadute, la prudenza nel considerare le nostre povere virtù, non deve frenare lo slancio di lode, di fiducia, di riconoscenza, di infinita gratitudine, di amore verso quel Cuore che continuamente lava i nostri peccati, li annienta con il suo fuoco, ma chiede e desidera la corrispondenza del nostro amore.

 

   2) La seconda opera di riparazione che Gesù chiede a Pietro è la conferma nella missione da Lui ricevuta.

"Pasci i miei agnelli, insegna alle mie pecorelle, ama con amore soprannaturale tutte le anime che Io ti affiderò!"

Questa seconda caratteristica della riparazione è commovente. E quante lacrime avrà versato Pietro al ricordo di questa così piena riconferma della sua universale missione di supremo Pastore della Chiesa.

Anche a noi, quanto lenisce le ferite dei nostri cuori risentire queste parole di Gesù a Pietro.

Il Cuore di Gesù ci chiama a sé, e vedendoci pentiti, dopo il perdono, ci ridona piena fiducia.

Pensiamo al sacerdote che sbaglia, alla persona consacrata che cade, agli sposi, ai genitori che compiono dei peccati, ai figli che oltraggiano l’amore ricevuto: quante colpe, quante spine nel Cuore di Gesù!

Tuttavia, se Egli trova in noi l’atteggiamento umile e pentito di Pietro, quanta gioia possiamo dare al Cuore umano e divino di Gesù, quanta felice esultanza nel Cielo!

Ed allora è commovente sentirci riconfermati nella missione: di sacerdote, di consacrata, di papà, di mamma, di sposo, di figlio, di cristiano.

Ed anche chi avesse tradito il vincolo santo del matrimonio, e fosse passato ad una nuova unione, irretito dalle lusinghe e seduzioni del mondo, ecco, Gesù, il Sacro Cuore di Gesù: lo chiama a riprendere, a ripercorrere il cammino, a chiedere perdono, a ritessere ciò che aveva strappato, a ricostruire, a riparare!

Non è forse straordinariamente bello tutto questo?

Forse che risulta essere troppo impegnativo?

Ma cosa c’è di più bello, dignitoso, onorevole per l’uomo avere la possibilità di rialzarsi, di riscattarsi con l’aiuto della Grazia Divina? E di riportare amore, lì dove aveva seminato trascuratezza, tradimento, forse odio, egoismo sfrenato?

Pensiamo a Simon Pietro, al nostro primo santo papa Pietro!

Veramente questo nostro santo fratello ci dice che da quel giorno egli è entrato ad abitare nel Cuore stesso di Gesù, pur dovendo percorrere le strade del mondo per portare il suo Vangelo alle genti.

 

   3) Il terzo passo nella via della riparazione è il completo abbandono alla volontà di Dio.

 Ecco alcune delle parole di Gesù a Pietro: "quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi. E, detto questo, aggiunse:

"Seguimi ".

Il cordiale e completo abbandono alla volontà di Dio, anche quando essa comporta sofferenza, è opera di grande riparazione, riferita particolarmente alle nostre disobbedienze, alla nostra naturale inclinazione alla ribellione.

A questo riguardo quanto preziose risultano essere nella Chiesa le persone che, generosamente, offrono le loro sofferenze per il bene delle anime, per il bene della Chiesa.

Sentiamo ancora le parole del santo Padre san Giovanni Paolo II:

 

"Tra questa schiera (di adoratori del Cuore Divino) meritano una particolare menzione tutti coloro che offrono le loro sofferenze come vive vittime in unione con il Cuore di Cristo trafitto sulla croce. Trasformata così con l’amore, la sofferenza umana diventa un particolare lievito della salvifica opera di Cristo nella Chiesa".

 

(Angelus del 24 giugno 1979 - www.vatican.va)

 

Continuiamo ora il nostro cammino nella via della riparazione.

 

   4) La domanda che facilmente si presenta è questa: la riparazione richiede molto sacrificio?

Certamente richiede amore, amore crescente, amore soprannaturale sostenuto dai doni dello Spirito Santo.

E l’amore si nutre anche di sacrificio, di rinunce a sé stessi.

Quanto è prezioso il sacrificio, la rinuncia, nel cammino della riparazione!

La rinuncia a qualche cibo, a bevande ricercate o nocive, a comodità, l’accettazione cordiale dei disagi provocati dal freddo, dal caldo, la scelta di piccole o grandi scomodità.

Ma anche la rinuncia a programmi televisivi considerati interessanti, ma troppo infarciti di ambigue pubblicità, fare a meno della lettura di quotidiani che contengono qualche buon servizio, ma che intanto diffondono immagini e messaggi che indulgono all’impurità, sacrificare la frequentazione di ambienti che lasciano tracce non buone nella nostra persona. Quante cose veramente belle possiamo offrire al Signore in questo modo così riservato, quasi nascosto.

Naturalmente, tutto con equilibrio e saggezza.

E’ grande opera di riparazione, anche, cercare di ritessere il dialogo educativo con un proprio figlio, ricominciare come da principio nella concordia tra i coniugi, offrire momenti di distensione serena alla propria famiglia o, anche, a qualche persona sola e disagiata.

Non mi dilungo oltre, ma è evidente che il sacrificio, la rinuncia a sé stessi, l’amore volontario che scomoda è tanto gradito al Cuore sacratissimo di Gesù.

Egli stesso, dice la preghiera Eucaristica, per compiere l’opera della Redenzione, "si offrì liberamente alla sua Passione". Voglio sottolineare che il testo latino dice così: "Qui cum Passioni voluntarie traderetur". Gesù si offrì volontariamente alla sua Passione: il Sacro

Cuore di Gesù - e cuore, nella sacra Scrittura indica principalmente la personale decisione - ha voluto, con tutto sé stesso, offrirsi. Non perché ne aveva bisogno Lui, ma Per Noi!

Dunque, il sacrificio fa parte necessaria dell’anima riparatrice.

 

   5) Tuttavia, manca il meglio fino a che non si richiama la preghiera.

Oh, qui entriamo anche nel mistero di consolazione che arricchisce la via della riparazione.

Quanto è importante e preziosa l’Adorazione Eucaristica riparatrice!

Così pure, la visita frequente al Santissimo Sacramento nella nostra Chiesa.

La Coroncina al sacro Cuore di Gesù, la recita delle litanie al sacro Cuore, l’Ora santa.

Ma anche la preghiera rivolta alla Santa Madre di Dio: il Santo Rosario impedisce ogni male, sradica dalla terra ogni male e disgrazia; il santo Rosario è il nostro Tesoro.

Oh, sì, quanto la preghiera è purificatrice, portatrice di pace, riparatrice!

La preghiera ricostruisce, rinsalda, conferma, protegge, infonde soavità nell’anima, eleva e ripara.

Ma occorre tendere alla preghiera incessante.

Occorre fare come gli antichi monaci: attraverso il lavoro assiduo essi bonificavano terreni paludosi e malsani e li rendevano fertili. Così, con la preghiera assidua e voluta, conquistata con il piglio dei pirati, possiamo bonificare il terreno paludoso ed asfittico di tante regioni del nostro cuore che sono ancora proprietà maldestre del maligno.

Quanta opera di bonifica, di guarigione, di liberazione compie la preghiera!

E quanto questa diviene riparazione al Sacro Cuore di Gesù ferito e sofferente per ogni nostra schiavitù nel male.

 

   6) La riparazione come sostituzione vicaria.

E’ una parola poco usata, ma ancora molto bella per indicare l’animo della riparazione.

Significa "offrirsi per un’altra persona".

E’ bella cosa pregare per una persona ammalata, intercedere per i peccatori.

Ma, ancor più meritorio, è chiedere a Dio che doni a noi un po’ della sofferenza di quella persona ammalata per risollevarla, oppure, offrirsi di portare le conseguenze di certi peccati per risollevare i peccatori e metterli in grado di compiere quel passaggio doloroso dalla schiavitù del peccato alla vita nuova della Grazia.

La sostituzione vicaria richiede molto amore di Dio. Ma anche molta fiducia in Lui.

E’ facile sentire obiezioni che dicono: "Non offrirti così, altrimenti soccomberai sotto il peso della sofferenza! ".

Non siamo chiamati a "fare gli eroi", ma alla generosità: il Signore Gesù saprà permettere soltanto ciò che ci è possibile donare e rafforzerà la nostra anima nella prova che l’offerta richiede.

 

   7) L’offerta a Dio Padre dei meriti di tutte le azioni della vita di Gesù, in particolare la sua beata Passione, in riparazione dei nostri peccati.

E’, questo, un insegnamento che viene trasmesso da molti santi che hanno avuto profonda devozione al sacro cuore di Gesù.

C’è anche una bella preghiera di colletta, proveniente dalla Liturgia, eccola:

 

"O Dio onnipotente ed eterno,

guarda al Cuore del tuo dilettissimo Figlio,

alle lodi e alle soddisfazioni

che Esso ti ha innalzato in nome dei pec­catori,

e perdona clemente

a tutti co­loro che ti chiedono misericordia

nel nome dello stesso tuo Figlio Gesù Cristo,

che è Dio e vive e regna con Te

nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli ".

 

La vita di Cristo, con tutte le sue azioni ed i suoi meriti infiniti, costituisce il Tesoro a cui possiamo attingere con abbondanza poiché tutto Egli ha fatto anche "Per Noi".

E, dunque, noi possiamo offrire l’obbedienza di Gesù in riparazione alle nostre disobbedienze, l’amore ardente verso i peccatori in riparazione ai miei peccati di tiepidezza nella missione, la preghiera amorevole sua al Padre in riparazione della mia scarsa ed arida preghiera.

E’ anche un invito alla lode ed alla gratitudine al Cuore Sacratissimo di Gesù: quante volte, dal silenzio e dall’umiliazione del Tabernacolo, Egli ha innalzato al Padre per me atti di preghiera, di adorazione, di supplica per i peccati, di amore al posto mio, in sostituzione delle mie continue mancanze! Quante volte Egli ha supplito alle mie indifferenze, ha riparato ai miei disprezzi!

Ringraziamo molte volte, e di cuore , il nostro Gesù e ravviviamo il nostro amore riconoscente verso di Lui!

Non ci sarà sufficiente tutto il Cielo per lodare il Redentore così grande da aver voluto lasciare la ricchezza celeste per prendere la povertà nostra e donarci in cambio la partecipazione eterna alla sua Divinità.

 

   8) Un ultimo pensiero desidero rivolgerlo a Maria Santissima.

La Liturgia, il giorno che ricorda l’Immacolata Concezione, ci offre una profonda ed appassionata riflessione spirituale di sant’Anselmo, vescovo.

Ne riprendo qualche breve passaggio:

 

"Dio, dunque, è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate.

Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione,

poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto,

e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate.

Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è,

e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene.

Davvero con te è il Signore che volle che tutte le creature, e lui stesso insieme, dovessero tanto a te".

 

Lode a Te, Dio Onnipotente ed Eterno, per il Dono incommensurabile dell’Immacolata Concezione di Maria.

 

____________

 

 

Al termine di queste modeste riflessioni sui tre cardini della vera devozione al sacratissimo Cuore di Gesù desidero innalzare il mio grazie riconoscente a Dio Padre.

Mediante l’intercessione di Maria Santissima, ho avuto la gioia e la grazia di scoprire la figura meravigliosa di santa Margherita Maria Alacoque.

Con la conoscenza della sua vita, dei suoi scritti, con la testimonianza sincera delle apparizioni che ha ricevute del sacro Cuore di Gesù, ho potuto riscoprire ed amare maggiormente la mia vocazione sacerdotale.

Grazie al Divino Spirito che con la sua Luce mi sostiene e mi sorregge.

 

A Te, o Sacro Cuore di Gesù offro, volentieri, questo piccolo scritto.

Se in esso vi si trovano cose non a Te gradite, che io sia pronto a correggerle.

A Te, o Sacro Cuore di Gesù rinnovo la mia consacrazione.

E, con me, presento tutti i miei cari e tutte le persone che mi hai dato a conoscere nel corso della mia vita cristiana e sacerdotale.

A Te ogni onore, gloria, potenza,

in Te ogni nostra speranza,

a Te ogni lode, Cuore Sacratissimo di Gesù,

nostro Re, nostro Signore,

nostro Redentore e nostro Amore.

Amen!

 

 

Un sacerdote della Chiesa Cattolica 

 

 

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