2) L'ADORAZIONE

“I cardini fondamentali della vera devozione al Mio Cuore Sacratissimo.

Essi sono: AMORE – ADORAZIONE – RIPARAZIONE. Amen.”

 

(dal Messaggio del Cuore Sacratissimo di Gesù nel giorno della Sua Festa solenne, venerdì 7 giugno 2013)

 

 

Il secondo cardine della vera devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù è l’Adorazione.

Il Cuore Sacratissimo di Gesù lo incontriamo vivente nel Santissimo Sacramento.

L’adorazione che si esprime nella sua pienezza, avviene alla Presenza vivente di Gesù nell’Eucaristia, è Adorazione Eucaristica.

L’atteggiamento di adorazione a Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, può continuare anche nei vari momenti delle nostre giornate. Quando la nostra anima è in Grazia di Dio, anche in noi è presente Gesù, la nostra anima è tabernacolo e dimora santa del Verbo fatto carne e accolto in noi nella Comunione Eucaristica. Quanto è bello, dunque, continuare ad adorare il Cuore Sacratissimo di Gesù con la preghiera, con l’offerta costante dei nostri pensieri, delle nostre azioni, con la confidenza a Lui delle nostre preoccupazioni.

Carissimi, quando noi non possiamo fare visita al Signore Gesù presente nel Santissimo Sacramento, è Lui che con amore fa visita a noi e si offre alla nostra adorazione filiale.

Possiamo ancora dire di più: Gesù rimane notte e giorno nel Tabernacolo delle nostre Chiese Cattoliche al fine di poter dimorare stabilmente nei nostri cuori.

Egli è l’Emmanuele: Dio con noi, Dio eterno ed onnipotente che desidera ardentemente rimanere con noi, in noi. E fare della nostra anima il Suo Cielo sulla nostra terra.

 

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Vi invito ora a compiere un cammino di Fede per comprendere meglio l’atteggiamento di Adorazione. Per questo vi presento la lettura di tre fatti narrati dai Vangeli.

Ecco il primo. Si tratta di un grande miracolo di Gesù: la guarigione di dieci uomini gravemente malati di lebbra. L’episodio è stato scritto dall’evangelista Luca al capitolo 17, 11-19:

 

11 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13 e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». 14 Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 15 Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16 e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17 Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18 Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». 19 E gli disse: «Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!».

 

Ai dieci lebbrosi Gesù ordina di presentarsi ai sacerdoti. Essi obbediscono con fede al comando di Gesù: dei lebbrosi potevano presentarsi ai sacerdoti solo nel caso di una possibile avvenuta guarigione dalla malattia della lebbra.

E davvero la loro obbedienza permette a Gesù di compiere il grande ed insperato miracolo: ricevere guarigione, riavere il preziosissimo dono della salute.

Uno dei lebbrosi guariti era un samaritano. Proprio costui, dopo che i sacerdoti avevano constatato ufficialmente l’avvenuta guarigione, torna da Gesù con l’esultanza straripante dal cuore: egli loda Dio a gran voce, tutti lo sentono! E, quando giunge davanti a Gesù, si getta ai Suoi piedi per ringraziarlo.

Ecco l’Adorazione! Mentre ringrazia Gesù, il samaritano guarito compie il gesto della prostrazione a terra. E così rimane, prostrato ai piedi di Gesù, in spirito di gratitudine e di esultanza.

Non è lui che si alza, ma è Gesù che gli dice: “Alzati, risorgi ancora, ora sei davvero salvato per mezzo di questa fede che hai manifestato mediante l’adorazione di Me, che sono Figlio dell’eterno Dio!”.

 

Da questo fatto riceviamo molti insegnamenti.

Io ne richiamo brevemente tre.

Il primo: la fede e l’obbedienza a Gesù sono all’origine del miracolo di guarigione.

Il secondo: la lode e l’esultanza, anche pubbliche, sono necessarie per rendere giustizia di un dono soprannaturale come è il miracolo della guarigione di ben dieci uomini dall’inguaribile malattia della lebbra.

Infine: la lode e la libera manifestazione di esultanza a Dio conduce il samaritano alla perfezione dell’atto di fede. Qui non è esplicitamente nominata, ma come non pensare all’azione dello Spirito Santo che libera l’anima di quell’uomo da tutti i timori e rispetti umani e lo conduce alla perfezione, cioè alla consumazione nel fuoco dell’amore, mediante il gesto della prostrazione in adorazione riconoscente dell’autore della miracolosa guarigione, che è Gesù.

La fede, per divenire salvifica di tutta la persona, deve divenire ardente e riconoscente adorazione di Gesù, Redentore e Signore delle nostre anime.

 

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Il secondo episodio ci è narrato dall’evangelista Matteo nel capitolo 2, 1-12 del suo Vangelo. Si tratta dei Magi venuti dall’oriente per adorare Gesù Bambino.

 

1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3 All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele
».

7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

I Magi giungono a Gerusalemme dopo un lungo cammino iniziato nel lontano Oriente.

Essi conoscono con certezza tre avvenimenti: è nato un Re, è il Re dei Giudei, la stella apparsa nel cielo ci sta conducendo a Lui.

All’origine del loro lungo cammino sono la conoscenza delle profezie antiche, la ingenua e sincera ricerca della Verità, la perseveranza in essa. Questa ricerca e conoscenza sembrano essere sopite nella città santa, Gerusalemme. I capi dei sacerdoti e gli scribi conoscevano le profezie, ma avevano perso il desiderio di ricerca della Verità e la perseveranza in essa. Pur conoscendo, non cercavano, e, non cercando, non più attendevano.

Nell’incontro con i sapienti Magi prevalgono la paura e l’indifferenza. Erode e la città sono turbati, i capi dei sacerdoti e gli scribi rimangono indifferenti. Questi ultimi espongono con erudizione i risultati dei loro studi, ma nessuno di essi accompagna i Magi nel loro cammino. Anche se leggono le Sacre Scritture, non credono. Rimangono scettici, freddi nella loro esposizione scientifica.

I Magi fanno tesoro delle provvidenziali informazioni e si rimettono in cammino.

Nessuno degli abitanti di Gerusalemme li accompagna, nessuno del popolo eletto.

La perseveranza dei Magi, invece, viene premiata dalla rinnovata visione della stella: la gioia inonda il loro cuore! E gli ultimi tratti di strada sono tutto un crescente fervore che li prepara al grande incontro. Ormai la stella si è fermata sopra il luogo santo: è proprio a Betlemme, come detto dalle profezie antiche.

Ora entrano nella modesta casa della Santa Famiglia, vedono il Bambino con Maria Sua Madre: pur contenuta nella esteriore disciplina, la gioia e lo stupore prendono totalmente le loro anime. Tutto il cammino, la fatica, il lungo tempo trascorso: tutto è dimenticato! Essi sono entrati ora in un Istante Eterno: è l’incontro con Dio che si è fatto Bambino.

E la Sua mamma è la Madre di Dio!

I Magi sono sapienti, sono ricchi, forse sono dei re, ma nella loro conoscenza ed amore finalmente possono compiere il gesto più desiderato: “si prostrarono fino a terra e lo adorarono”.

Il loro corpo viene prostrato nell’umile riconoscimento della grandezza di Dio, le loro anime esultano e si inebriano nella Adorazione del Bambino Gesù.

L’Adorazione diviene offerta dei doni profetici: Gesù è riconosciuto Re, Dio Immortale e Redentore per mezzo di misteriosa morte.

L’offerta dei doni diviene segno di immolazione della loro vita per Gesù.

Essi torneranno non più seguendo la strada di Erode, ma lasciandosi guidare dalla Parola di Dio.

Sì, sarà quella Parola che ora sentono nel segreto dell’anima a guidare la loro vita: è la Parola che Dio rivolge ai loro cuori, li illumina, li riscalda di ancor più grande Amore, li conduce nel cammino che porta verso l’ascesa nell’Eternità.

Quell’Eterna Beatitudine che hanno pregustato nella prostrazione e nella Adorazione del Bambino Gesù.

E quella Parola stessa, che essi ora riconoscono nel loro cuore, porterà il timbro innocente e squillante di un Bambino: è l’Emmanuele, Dio con noi.

 

Raccogliamo, ora, alcuni insegnamenti sull’Adorazione.

Li riassumo in tre punti: la conoscenza della Verità, la perseveranza nonostante gli ostacoli della cultura dominante, la libertà dello spirito.

Non si può adorare quel che non si conosce. Ed i Magi ci sono esempio di una conoscenza sicura, frutto di una costante ricerca in apertura alla luce della Verità:«Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

Essi sono certi, non dubbiosi. E, decisi, si sono incamminati alla luce della stella. Chiedono soltanto ciò che ancora non conoscono: il luogo preciso di nascita del Re.

Ma la conoscenza dei Magi non è arida, solo scientifica ed erudita. Li guida un fuoco ulteriore: ”Siamo venuti per adorarlo”. E’ l’Amore che attrae la pienezza della loro conoscenza.

Nei Magi troviamo un esempio che ci attrae alla lettura ed alla meditazione delle cose sante di Dio: la Sacra Scrittura, il Catechismo, la retta Dottrina contenuta nella Tradizione della Chiesa Cattolica, la vita e gli scritti dei Santi. C’è un Tesoro immenso che giace spesso poco esplorato nel terreno vivente della nostra cara Chiesa Cattolica.

Mentre facilmente ci si rivolge ad una cultura che, volendo sfuggire al “vero Re che è nato”, si riduce a divenire schiava di piccoli ed inconcludenti idoli.

Il secondo grande insegnamento lo vediamo nella perseveranza e determinazione dei Magi.

Non solo sono costanti nel lungo cammino, ma anche non si lasciano influenzare dall’ambiente di scetticismo e malizia che è presente nella reggia di Erode.

Questo è un punto decisivo nel cammino che conduce a divenire anima adoratrice.

Gesù è Presente nel silenzio del Santissimo Sacramento, è racchiuso nell’umiltà del Tabernacolo, è Vivente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nella piccolezza delle specie dell’Ostia consacrata. Come è facile perdersi! Come è facile lasciarsi condizionare anche da fratelli cattolici troppo superficiali, che non sanno più riconoscere Dio lì, dove è, dove si fa trovare, nell’Infinito Mistero della sua Realtà Divina.

Oh, quanti ostacoli! Quanti pensieri in noi! Quanti disturbi dati anche dalle teologie moderne! Quante parole nelle nostre Chiese! Quanti insegnamenti distorti! Quanto il vero Re, che è nato, presente tra le braccia di Maria, Sua Madre, viene quasi completamente ignorato!

L’Adorazione a Gesù, l’Adorazione Eucaristica richiede la forza e tenacia dei santi, delle anime innamorate della Verità e desiderose di adorarla.

Il terzo insegnamento lo contempliamo nella scena centrale del Vangelo: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono”.

Essi videro il Bambino e contemplarono Dio! Si prostrarono e lo adorarono: c’è l’umiliazione del corpo che diviene totalmente inerme alla Presenza di Dio tre volte Santo, ed il cuore, l’anima che si lascia rapire nella Bellezza e nell’abbandono all’Amore di Dio.

Il Vangelo, qui, è brevissimo: “si prostrarono e lo adorarono”. Ma ciò che indica raccoglie in unità tutto il senso della vita cristiana: l’umile sottomissione alla Onnipotenza divina e l’unione spirituale con Colui che rivela il Suo Volto nell’Amore.

Guardando ai Magi possiamo comprendere bene, allora, l’insegnamento autorevole che riceviamo da Papa Benedetto XVI. Eccolo:

“L’Adorazione è un entrare con la profondità del nostro cuore in comunione con il Signore che si fa presente corporalmente nell’Eucaristia. Nell’Ostensorio si dà sempre nelle nostre mani e ci invita ad unirci alla sua Presenza, al suo Corpo risorto.” (dalle riflessioni del Santo Padre Benedetto XVI, durante l’adorazione al Santissimo Sacramento, in occasione del 60° della sua ordinazione sacerdotale)

 

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Il terzo fatto è scritto dal Vangelo secondo Giovanni al capitolo 19, 25-27. Ci descrive la presenza di Maria Santissima sul Calvario, ai piedi della Croce, intimamente unita alla Passione e Morte del Figlio, Gesù. 

Unisco una brevissima citazione del Vangelo di Luca 2, 35 e la prima strofa del cantico di Jacopone da Todi intitolato “Stabat Mater”.

 

25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26 Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27 Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.

 

“Ed anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

 

“Stabat Mater dolorosa                   Addolorata in pianto

Iuxta crucem lacrimosa                   la Madre stava presso la croce

Dum pendebat Filius”.                     da cui pendeva il Figlio”.

 

Siamo giunti alla terza parte del cammino di fede che ci conduce ad inoltrarci nelle profondità spirituali dell’Adorazione a Gesù presente nel Santissimo Sacramento.

Qui siamo nel Cuore dell’Adorazione: Maria Addolorata sotto la Croce.

Ella è in intima adorazione  di Gesù Crocifisso, prostrata ed umiliata nella partecipazione ai dolori del Figlio Suo, intimamente unita alle Sue sofferenze. Ella è Vergine e Madre offerente: accetta la morte di Gesù, con Gesù si offre al Padre, è in comunione profonda con il suo Amore Redentore.

Unita a Cristo Crocifisso si offre ed intercede per la Redenzione di tutta l’umanità.

Pur nell’immenso dolore, Maria porge la consolazione della sua presenza materna al Figlio che è giunto all’Ora suprema del Sacrificio di espiazione e redenzione.

Il Cuore Immacolato di Maria è più che mai unito al Cuore Sacratissimo di Gesù: mai l’Amore aveva raggiunto vertici abissali così grandi. E’ la Perfezione dell’Amore Divino e umano: tutto viene consumato nell’ardente fornace di Amore di questi due Cuori addolorati e offerenti. Il peccato raggiunge la piena possente ma viene annientato dal fuoco di Carità che emana da tutte le ferite del Corpo piagato e Crocifisso di Gesù.

Infine, quando Gesù, chinato il capo, aveva ormai reso il Suo spirito, ecco una lancia trafigge il Suo costato, penetra nel Cuore ed apre le Sorgenti: scaturiscono l’Acqua ed il Sangue che portano Redenzione e Grazia ai cuori che si aprono con Fede a Lui nel pentimento. Si compie la Scrittura: “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto.”

E la profezia del vecchio Simeone: “Ed anche a te una spada trafiggerà l’anima”. E Maria viene raggiunta nell’anima da quella spada che la unisce ancor più intimamente al Cristo Crocifisso.

E’ il vertice del dolore, sarà la vittoria dell’Amore.

 

Uniamo, ora, qualche riflessione sull’Adorazione Eucaristica.

Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia noi adoriamo Gesù Risorto, il Vivente, Colui che rende presente e perpetuo il Sacrificio redentivo della Sua beata Passione.

Tutto il capolavoro di Amore della Sua Passione viene effuso in noi, mentre, in ginocchio, siamo in Adorazione di Cristo Gesù, nostro Redentore e Signore.

Il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia ci rende Presente il Signore Gesù Cristo.

E’ Lui, il Maestro, è qui, e ti chiama!

Ogni istante della vita di Gesù viene come reso presente a noi, che contempliamo in Adorazione il Suo Volto.

Tuttavia, non possiamo dimenticare che l’Eucaristia rende presente in particolare la beata, sofferta e amorosa Passione di Gesù. Nella Comunione Eucaristica riceviamo il Corpo ed il Sangue di Gesù per noi Crocifisso e Risorto. Nell’Adorazione guardiamo a Gesù che ci offre quell’Amore reso perfetto mediante la Sua Crocifissione e Morte, reso a noi presente per il mistero della Sua gloriosa Risurrezione.

Carissimi, per divenire anime adoratrici e devote del Cuore Sacratissimo di Gesù presente nell’Eucaristia, abbiamo bisogno di avere Maria Santissima come Madre.

Ci sentiamo come l’apostolo Giovanni, che è stato condotto sul Calvario per mezzo dell’Amore forte e materno di Maria Addolorata.

Dalla Croce, Gesù affiderà all’apostolo la Sua mamma, Maria: “Ecco tua madre”. “E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé, nella sua casa”. Maria rimane, così, per sempre accanto al discepolo che Gesù amava.

Nella costante unione spirituale con Maria Santissima impariamo l’Adorazione a Gesù per noi Crocifisso. E nella Adorazione ci uniamo sempre più intimamente a Lui per accogliere la pienezza del Suo ardente Amore e venirne, di giorno in giorno, sempre più conformati.

L’Adorazione possa trasformarci sempre più in Colui che adoriamo.

 

***

 

A conclusione di queste riflessioni sull’Adorazione voglio richiamare alla vostra memoria le parole pronunciate da Gesù all’inizio della Sua Ultima Cena: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione».

 

Con queste parole Egli ha inaugurato l’istituzione della Santa Eucaristia. Gesù è andato incontro a quell’ora desiderandola. Nel Suo intimo ha atteso quel momento in cui avrebbe donato Se stesso ai Suoi sotto le specie del pane e del vino. Ha atteso quel momento che avrebbe dovuto essere in qualche modo l’inaugurazione delle vere nozze messianiche.

Mediante il pane ed il vino che diventano il Suo Corpo ed il Suo Sangue, Gesù può ora unirsi intimamente ai Suoi apostoli, può diventare una cosa sola con i Suoi per trasformarli. Egli diviene loro Cibo e loro Bevanda affinché “chi mangia di Me, viva per Me”, cioè viva della Mia Vita Divina, viva della Mia Grazia, viva del Mio Amore.

Il desiderio ardente di Gesù esprime il Suo Amore che attende il momento dell’unione, l’Amore che vuole attirare a Sé le anime per dare compimento al desiderio stesso di Dio Padre: renderci, in verità, figli Suoi.

Gesù ha desiderio di noi, ci attende!

Ecco il fondamento ultimo della Adorazione e della Adorazione Eucaristica: Gesù rimane con noi, rimane con noi nel Santissimo sacramento, poiché ama stare con noi, desidera ardentemente la spirituale unione con noi.

E noi, abbiamo veramente desiderio del Signore Gesù?

Con Simon Pietro rispondiamo: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di Vita, di Vita Eterna. E noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio, sei Tu il vero Pane del Cielo che dà la Vita al mondo”.


Un sacerdote della Chiesa Cattolica

 

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