2015-02

IL PERDONO, DOLCEZZA DELL’ANIMA

20 febbraio 2015, venerdì

 

“Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.”

(Romani 12,21)

 

Cari amici!

Sempre, ma soprattutto in questo tempo quaresimale, perdoniamo di cuore a coloro che ci hanno fatto del male e in vario modo danneggiato. Come Gesù ci insegna, preghiamo per i nostri nemici. Sperimenteremo così la dolcezza e pace dello Spirito Santo, che è Spirito di carità, benevolenza, misericordia. So che perdonare non è facile, ma so anche che con la Grazia Divina è, senza ombra di dubbio, possibile.



LA SAGGEZZA DEGLI ANZIANI

20 febbraio 2015, venerdì

 

“Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie negli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia.”

(Sapienza 4,8-9)

 

Cari amici!

Quante volte ho sentito in vita mia decantare la presunta “saggezza degli anziani”. Che insipiente retorica!

In circa quarant’anni di vita, ho visto che i giovani hanno le loro fragilità e colpe, e i vecchi le loro; e, purtroppo (senza con ciò voler fare, come si dice, di ogni erba un fascio) non di rado, in un’esistenza che si prolunga nel tempo (fino alla terza o addirittura alla quarta età) in luogo di accrescersi la virtù, aumenta il numero dei peccati.

Affidiamoci anche in questo genere di considerazioni alla Parola di Dio: Essa non muta e non ci inganna.

Essa ci insegna che anziana e dotta è l’anima virtuosa: quella che cerca costantemente – con la Grazia Divina sposata alla propria  buona volontà – di vivere secondo quella sapienza che discende dal Cielo e che il Verbo incarnato, l’Uomo Dio Gesù Cristo, ci ha recato in dono dal seno del Padre.


 

 

SUPPLICA QUARESIMALE AL SACRO CUORE


20 febbraio 2015, venerdì

 

O Divino Redentore delle anime, dolce Dio e fratello, Gesù Cristo, in questo tempo santo, Ti preghiamo: per grazia, innalza le abitudini delle nostre membra mortali all’altezza della disciplina celeste. Amen.



ALL’INIZIO DELLA SANTA QUARESIMA

Mercoledì delle Ceneri

- Giorno di magro e digiuno -

18 febbraio 2015

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Cari amici!

Oggi Dio Padre, nella Sua sconfinata Bontà, ci concede ancora una volta la grazia di entrare nel sacro tempo della Quaresima, itinerario di conversione e penitenza verso la Pasqua.

 

In semplicità di cuore, desidero dirvi:

- Ma Egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.”  (Matteo 4,4)

Accogliamo con devoto amore questo verbo del Divino Maestro e chiniamoci ogni giorno sul Santo Vangelo, umili e oranti, ricordando che in Esso sono racchiuse tutte le risposte veramente necessarie alla nostra vita: perché compiamo santamente il pellegrinaggio terreno, raggiungendo il fine per cui Dio ci ha creati, il Cielo.

- Preghiamo: sì, cari amici, in queste sante settimane, dedichiamo un significativo tempo alla preghiera.

Poniamo al primo posto la Santa Messa; soffermiamoci a meditare sulla beata e dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo; lasciamoci ispirare dai Salmi penitenziali; nei venerdì di Quaresima, preghiamo la Via Crucis; eleviamo ogni giorno il Rosario con il cuore.

Attraverso le Sacre Piaghe di Gesù Redentore, supplichiamo Dio, nostro dolcissimo Padre: in riparazione degli oltraggi contro il Santissimo Sacramento dell’altare e la Santa Madre, Maria di Nazaret; per la conversione dei poveri peccatori, per i cristiani perseguitati, per tutte le anime del Purgatorio e per le necessità della Santa Chiesa.

 

“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”  (2 Corinzi 6,2): sì, cari amici, questo è tempo di grande grazia. Ci conceda Dio di viverlo con gran frutto, per la Sua gloria e il vero bene delle anime immortali. Amen.

 



 

UNA CHIESA CHE SCEGLIE DI STARE SEDUTA DINANZI AL SUO SIGNORE

17 febbraio 2015

Cari amici, Dio sia adorato!

La Santa Quaresima, che sta per iniziare, è per eccellenza il tempo della conversione e della penitenza.

Penitenza che nasce e si esprime anzitutto, per mozione dello Spirito Santo, nel cuore contrito e umiliato (Salmo 50,19).

Manifestazione eloquente di adorazione, pentimento, supplica è il sostare in ginocchio dinanzi al Signore Gesù, realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare.

Dunque, cosa pensare di certe chiese e santuari della Chiesa Cattolica in cui, in tempi recenti, sono stati ridotti ai minimi termini  gli inginocchiatoi? Non è forse anche questo (unitamente all’attuale concessione di ricevere la Santa Comunione in mano, e altri abusi e cose sconvenienti) un segno di notevole decadimento spirituale, espressione di una Chiesa “seduta” e addormentata?

Umilmente, offriamo riparazione al Signore, per ogni volta che nella Sua stessa casa non Lui - Dio eterno ed infinito - bensì l’uomo – creatura finita e peccatrice – è al centro.

 

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi misericordia di noi e del mondo intero!


 

 

AI SACERDOTI: LA STOLTEZZA DELLA PREDICAZIONE

16 febbraio 2015

Reverendi e cari sacerdoti,

vi scrivo oggi con animo caritatevole e rispettoso, conscia delle difficoltà (alcune molto serie) che al presente è chiamato ad affrontare colui che esercita santamente il proprio ufficio sacerdotale.

Ho la grazia, da molti anni ormai, di partecipare quasi ogni giorno alla Santa Messa, in diverse chiese, e non solo nella Diocesi Ambrosiana. Di conseguenza, ho modo di udire le omelie di vari sacerdoti.

Premetto che ogni volta mi pongo in atteggiamento di ascolto orante; con attenzione e con stima, senza preconcetti o pregiudizi sulla persona del predicatore. Soprattutto, sto come un’assetata: con l’anima desiderosa di attingere ciò che oggi il Signore vuole dire al mio spirito, e a quello dei fratelli e sorelle presenti con me nella Sua casa, mediante il Suo ministro ordinato, affinché mi sia di aiuto e di salutare sprone nel (non sempre facile ed agevole) cammino della virtù.

E devo dire che davvero grande è il bene spirituale che le pecorelle di Gesù possono ricavare da una predicazione santa, che attualizza la Parola di Dio – in particolare, il Vangelo del giorno – con concreta aderenza alla realtà del presente, in cui Esso – verbo immortale - dev’essere accolto e vissuto.

Ministri di Gesù Cristo di tal fatta esistono ancora, e di ciò ringrazio anzitutto Lui e poi ciascuno di loro.

Però è doveroso aggiungere che, delle volte, le omelie lasciano invece il tempo che trovano: non sono ardenti, non sono incisive, non sono concrete.

Ad esempio: se si parla di conversione, è bene fare almeno qualche aggancio morale, ossia: perché non spiegare ai fedeli, poco alla volta,  le virtù e i sette vizi capitali? Cari sacerdoti, voi potete dire che genere di panorama spirituale vedete dal vostro punto di vista (cioè in quanto pastori); nel mio piccolo, io mi permetto sottolineare che, per quanto concerne la Dottrina Cattolica, oggigiorno si danno per scontate molte  nozioni che invece parecchie anime ignorano, parzialmente o del tutto.

O, se si parla di unità dei cristiani, perché non far notare che è pressoché vano pregare per essa quando in parrocchia, persino tra le persone assidue alla frequentazione quotidiana della chiesa, permangono (per anni e decenni) ostinate chiusure, gelosie, invidie degli uni verso gli altri? Come parlare di costruire l’unità con i cristiani delle altre confessioni religiose, quando non ci si saluta neppure tra cattolici, pur incontrandosi ogni giorno in chiesa, per la  Santa Messa?

O ancora: quando si parla di preghiera, perché non esortare le anime affidate alle vostre cure pastorali, alla costanza in essa, e perché non aiutarle a comprendere che è bene andare a Messa e pregare non solo “quando si sentono”, ma sempre, nei giorni prosperi e in quelli segnati dal dolore; poiché il Signore è il nostro migliore Amico: il nostro Tutto, la nostra Vita, il nostro supremo Fine.

E quali e quante esortazioni si potrebbero rivolgere dal sacro pulpito, su che cosa significhi, in questo mondo troppo spesso corrotto e corruttore, vivere la castità, esprimere la santa modestia, coltivare un cuore puro; e su come usare in modo virtuoso dei moderni mezzi di comunicazione; e sulla custodia dei propri sensi (ad esempio, la vista, non di rado tramite di colpe gravi); e così via.

Insomma, con umiltà vi dico: penso sia necessario concretizzare maggiormente e usare nella predicazione parole ardenti (senza affettazione o sentimentalismi; supplico lo Spirito Santo che faccia comprendere Lui a coloro che leggeranno questo modesto scritto, che cosa io intenda dire) che siano in grado di accendere negli animi la fede e l’amore verso la Persona Adorabile di Nostro Signore Gesù Cristo, del Padre e del Divino Paraclito.

 

Carissimi presbiteri,

certamente se la prossima Quaresima sarà un tempo forte fruttuoso oppure sterile, dipenderà da come ogni credente in Cristo deciderà di viverla: “Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso.” (Romani 14,12)

Però, con sincero affetto e stima, aggiungo: Amati sacerdoti, considerato che “è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione” (1Corinzi 1,21), siate fortemente consapevoli che importante e notevole è l’apporto che voi, in quanto ministri di Cristo Gesù Salvatore, potete dare per l’avvento del Regno dei cieli e la salvezza eterna delle anime; riscattate da Dio stesso con tutto il Suo prezioso Sangue.

Mentre vi domando preghiere (soprattutto per le persone e le famiglie  tribolate, di cui sono a conoscenza), accompagno questo scritto con la costante preghiera ai Cuori Sacratissimi di Gesù e di Maria, per ciascuno di voi.

Cristo, Eterno Sacerdote, vi benedica e protegga sempre!

Dio sia amato!

 



LA PAROLA DI DIO MERITA AMORE E RISPETTO

12 febbraio 2015, giovedì

PREMESSA

A scanso di eventuali equivoci, preciso che il seguente scritto è stato composto unicamente per il fine della maggior gloria di Dio e nel sincero desiderio dell’autentico bene delle anime; è invece assente, da parte mia, una qualsivoglia intenzione di sterile polemica verso chiunque.

Sabrina

 

Cari fratelli e sorelle, Dio sia amato!

In non poche occasioni, la Parola di Dio, proclamata durante la Santa Messa, è letta male. E quindi, anche a causa di ciò, Essa delle volte fatica a raggiungere il Suo fine di ascolto e accoglienza nel cuore dei credenti. Intendo dire che è pressoché inutile aver dato un posto così importante alla Parola nella sacra Liturgia, se poi non ci si impegna a dovere nel ministero del lettorato.

Siccome stiamo parlando di Parola del Signore, e non delle nostre povere parole umane, è triste (e per certi versi persino vergognoso) dover constatare che in genere coloro che leggono in tv le cose del mondo, si preparano meglio di quanto facciano certe lettrici e lettori della Parola di Dio, in chiesa.

 

In concreto:

- delle volte, si ha la chiara impressione, dal modo in cui la persona proclama la Parola (Lettura, Salmo o Epistola) che, in realtà, non le ha neppure dato uno sguardo prima dell’inizio della Santa Messa: lei stessa la sta leggendo per la prima volta quando la proclama pubblicamente. Come capirlo? E’ presto detto: spesso si legge “Roma” per “toma” oppure il lettore (o la lettrice) si trova impreparato dinanzi a frasi o periodi piuttosto articolati, e così va a finire che li legge come potrebbe enunciarli un bambino delle elementari.

E questo, spiace dirlo, l’abbiamo constatato varie volte persino in un convento di suore missionarie. Se delle religiose pongono così scarsa attenzione alla Parola del loro Divino Sposo, cosa ci si potrà poi attendere da fedeli laici? nei quali (per il fatto stesso che vivono maggiormente a contatto delle realtà terrene di quanto lo sia una suora, e anche perché non di rado, purtroppo, fanno proprio lo spirito mondano antitetico a quello evangelico) è cosa rara oggigiorno trovare un’anima contemplativa. Contemplazione che, tra l’altro, si evidenzia anche nella modalità in cui un battezzato legge la Sacra Scrittura: con amore, con devota attenzione, con la giusta calma;

- a questo proposito, è segno di spirituale decadenza, quando il sacerdote celebrante “legge” e non prega la Messa; come pure quando la persona preposta a leggere la Parola, va così veloce che anche nel caso migliore (quello di un fedele che desideri sinceramente accogliere la Parola viva ed efficace (Ebrei 4,12) che il suo Signore gli rivolge nell’oggi della salvezza, durante il Divino Sacrificio) rischia di non penetrare nel cuore.

Lo stesso dicasi per la proclamazione delle sacre antifone (All’ingresso - Dopo il Vangelo - Allo spezzare del Pane - Alla Comunione) che sono in se stesse così belle e ricche di celeste sapienza; ma che vengono vanificate dal malo modo in cui sono lette dalla voce guida.

Per non parlare di che cosa sia diventata la professione di fede – il Credo domenicale – in moltissime chiese: un rovesciar parole che sconforta e che, mi pare, rende bene l’idea di cristiani stanchi e ben poco devoti: più che altro desiderosi di assolvere in fretta l’obbligo del precetto festivo per potersi dedicare alle cose che veramente stanno loro a cuore. Delle volte, è proprio così. Infatti, cari amici, se amassimo di più Nostro Signore, è fuor di dubbio che ci impegneremmo a trattare meglio Lui e le cose sante di Dio.

- Un altro difetto, tutt’altro che raro, è che la lettrice (o il lettore) proclama la Parola – sia che si tratti di un Salmo di lode e ringraziamento, sia che legga il De profundis – con il medesimo (monotono e sconfortante) tono di voce. Anche questo, al di là della palese impreparazione, in certi casi denota che il cuore è da un’altra parte. Non c’è amore (o comunque poco), non c’è fervore per ciò che inerisce il Signore, nostro Dio vero, e di conseguenza la vita spirituale. Può essere che queste persone frequentino la chiesa per decenni anche tutti i giorni, ma di fatto non fanno un passo avanti nel cammino della virtù; o, peggio, permane una significativa dicotomia (un compromesso volontario) tra gli atti di religione che esse manifestano e quella che è poi la loro vita reale, secondo quanto il Divino Maestro ci ha insegnato in Matteo 7,21-27: “Non chiunque Mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre Mio che è nei cieli” ; e i versetti seguenti in cui Gesù, mediante la parabola della casa costruita sulla roccia o sulla sabbia, ci mostra la differenza sostanziale tra i veri e i falsi discepoli.

Tra le colpe dei cristiani ipocriti e bigotti c’è che essi, lungi dall’avvicinarle, col loro cattivo esempio, allontanano le anime dal Signore e, concretamente, dalla Sua Chiesa.

- Infine, vorrei farvi riflettere un momento su che cosa succede, in molti casi, dopo che il sacerdote ha concluso la Santa Messa con il sacro saluto, a cui i presenti rispondono: “Rendiamo grazie a Dio” (Rito Romano) o “Nel Nome di Cristo” (Rito Ambrosiano). Spesso, soprattutto per quanto concerne la Santa Messa nei giorni festivi, c’è il canto finale. A quanto constatiamo, non tutti i presenti cantano a Dio o alla Sua Santa Madre: c’è chi già esce di chiesa, c’è chi si mette subito a chiacchierare (simile a una pentola a pressione che dopo tre quarti d’ora di Messa non ne può più ed esplode) e altre cose. So che c’è tanta ignoranza (e spesso i pastori non sono esenti da responsabilità in merito, tutt’altro; anche se è doveroso aggiungere che certe persone che frequentano la chiesa, sono così piene di orgoglio che non accettano correzioni di alcun genere, neppure dai presbiteri), ma pure anche su questo punto – il canto finale della Santa Messa – mi pare proprio che noi cristiani, delle volte, non consideriamo Dio e la Santissima Vergine come persone a cui, mediante il sacro canto, ci stiamo rivolgendo; piuttosto i canti e, purtroppo, anche le preghiere comunitarie (ad esempio, certi Rosari…) – fermo restando che la fede di ciascuno di noi la giudica soltanto il Signore – sembrano più un’abitudine stanca e meccanica che una vera preghiera del cuore.

 

Carissime e carissimi,

sono consapevole che la Chiesa Cattolica sta attraversando un tempo difficile e, per certi aspetti, decisivo (e ne soffro); di conseguenza, mi rendo conto che potrei trattare argomenti di maggiore gravità rispetto a quelli sopra esposti.

Ritengo però che la risurrezione dal triste stato di grave decadenza  (spirituale e morale) sia insita – con il fondamentale soccorso della Divina Grazia - in un rinnovato amore a Dio, e in modo speciale a Gesù Eucaristia: la Chiesa torni interamente a porre Lui al centro, divenendo nel contempo meno mondana e ciarliera: decisamente più contemplativa di quanto lo sia al presente.

Infatti, se noi che abbiamo la grazia immensa di partecipare anche ogni giorno alla Santa Messa – ricevendo in dono stupendo la Parola di Vita e il Pane dei santi - siamo poi così tiepidi, stanchi e pigri nel nostro amore e servizio a Gesù Cristo, come potremo essere, secondo il santo desiderio del Suo Cuore, la luce del mondo e il sale della terra (Matteo 5,13-16), e quindi – uniti a Lui, unico Redentore del genere umano – giovare realmente all’umanità confusa e sbandata del presente?

Come possiamo essere una “Chiesa in uscita” per dare testimonianza a Gesù - Risorto e Signore - se prima non siamo la Chiesa contemplativa? Sì, la Sua Maria: ai piedi del Divino Maestro, per ascoltarLo (Luca 10,38-42), sinceramente incamminata sulla via della personale conversione.

L’Immacolata Vergine, Madre della Chiesa, implori per noi tutti una nuova effusione del Divino Paraclito, per un autentico rinnovamento dei nostri cuori, secondo lo spirito immortale del Santo Vangelo di Gesù. Amen.




MARIA, L'IMMACOLATA


 

Come un giglio fra i rovi, così l’amica mia tra le ragazze.

 

(Cantico dei Cantici 2,2)

 

Nostra Signora di Lourdes

11 febbraio 2015

 

Care sorelle e cari fratelli,

com’è bello questo giorno! Esso è splendente del fulgore incontaminato che emana dalla Benedetta: Maria Santissima, apparsa all’umile quattordicenne Bernadette Soubirous, nella Grotta di Massabielle, l’11 febbraio 1858.

Che gioia, per l’anima cristiana, sapere di aver ricevuto in dono da Gesù Crocifisso tale Madre, segno vivo per ognuno di noi, di sicura Speranza; qual consolazione e qual conforto arreca credere fermamente che Ella - nei giorni lieti e in quelli tristi: sempre - si fa, umilmente e con incommensurabile materno amore, nostra Compagna di viaggio nella non di rado tribolata traversata del mare infido di questa vita terrena. Maria è con noi, carissime/i, e sempre sarà premurosa Madre al nostro fianco, fino al giorno stupendo in cui ci vedrà approdare al Porto pacifico del Paradiso.

Non lasciamo che questa giornata così speciale trascorra invano. Se possiamo, partecipiamo, con tutto il cuore e con viva fede, alla Santa Messa; e se proprio i nostri impegni e serie occupazioni non ce lo consentono, eleviamo oggi il sacro Rosario con amore particolarmente intenso a Gesù e alla Mamma celeste, anche per ringraziarLa per essersi manifestata a Santa Bernadette, alla cara Grotta, e aver –  per Volontà del Signore e per mezzo della fede di quell’umile e cara fanciulla - suscitato un così ampio movimento di carità, sollecita soprattutto verso le nostre sorelle e i nostri fratelli infermi e malati.

Preghiamo perché ognuno di loro possa corrispondere alla chiamata del Signore insita nel tempo della sofferenza, comprendendo, con il cuore anzitutto, la preziosità immensa dell’umile offerta dei propri dolori a Dio, da parte di un’anima in Grazia, per la salvezza di coloro che vivono nel peccato, lontani dal Suo Amantissimo Sacro Cuore.

Imploriamo lo Spirito Santo, vera Luce dei cuori, affinché tanti patimenti non siano sprecati, ma piuttosto siano, umilmente e con tanto amore, presentati alla Divina Maestà, in mistica unione con il Sacrificio di Gesù Cristo, per ottenere la primaria grazia della conversione del cuore per moltitudini di persone che attualmente sono schiave del peccato, del mondo, di satana.

L’Immacolata, Tutta Santa, Madre nostra dolce e amatissima, volga i Suoi occhi purissimi e clementi su tutte le anime del Purgatorio – e specialmente sulle più abbandonate e sulle anime sacerdotali - sì che possano essere alleviate e abbreviate le loro sofferenze, e così più presto possano varcare la felice Porta del celeste Paradiso.

 

Cari amici,

la festa odierna ci ricorda che Dio vede il cuore, mentre l’uomo guarda l’apparenza (1Samuele 16,7).

L’Immacolata ci insegna che la vera bellezza – quella che non appassisce col passare degli anni o per malattia del corpo, ma che anzi troverà il proprio pieno compimento nella Vita eterna – è interiore: la possiede l’anima in Grazia; l’anima in cui regna, dolce Sovrano, Dio Amore.

Sorelle e fratelli, lasciamoci prendere per mano e guidare da Maria, mistica Rosa in mezzo a tante spine, nel sentiero arduo e bellissimo della virtù cristiana, sì che il Signore possa, anche con la Sua materna intercessione ed opera, fare di ognuno di noi un bellissimo fiore del Cielo.

Con amore e preghiera,

 

Sabrina di Gesù


 


L’ESTREMO RISPETTO DOVUTO A CRISTO NEL SACRAMENTO

 

Il luogo del tabernacolo nella chiesa

69. In relazione all'importanza della custodia eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo, il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo all'adeguata collocazione del tabernacolo all'interno delle nostre chiese.(196) La sua corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa. A tale fine, occorre tenere conto della disposizione architettonica dell'edificio sacro: nelle chiese in cui non esiste la cappella del Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale struttura per la conservazione ed adorazione dell'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante. Nelle nuove chiese è bene predisporre la cappella del Santissimo in prossimità del presbiterio; ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro punto ove sia ugualmente ben visibile. Tali accorgimenti concorrono a conferire dignità al tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo artistico. Ovviamente è necessario tener conto di quanto afferma in proposito l'Ordinamento Generale del Messale Romano.(197) Il giudizio ultimo su questa materia spetta comunque al Vescovo diocesano.

(Esortazione apostolica Sacramentum caritatis del Santo Padre Benedetto XVI)

 4 febbraio 2015

Cari vescovi e sacerdoti, e cari fratelli e sorelle,

in questi tristi tempi in cui le profanazioni e le irriverenze commesse verso il Signore Gesù realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare sono, purtroppo, all’ordine del giorno, desidero portare la vostra attenzione su un particolare, secondo il mio modesto parere, degno di nota: come ci ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI nel testo sopra citato (nota: la sottolineatura di tale frase è mia) bisogna evitare di collocare la sede del celebrante dinanzi al sacro tabernacolo.

Questa pessima consuetudine, che male odora di modernismo, di fatto pone l’uomo (colui che presiede la Liturgia) - e non Cristo - al centro.

Mentre, come voi presbiteri sapete bene, al santo altare voi operate in nome di Cristo, ma non siete Gesù Cristo!

Invece la Santissima Eucaristia è sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo.

Perciò non è affatto cosa bella né spiritualmente ordinata che voi stiate dinanzi a Lui, per giunta volgendoGli le spalle.

Imploriamo lo Spirito Santo affinché i pastori della Chiesa Cattolica si uniscano a debellare questa e altre serie mancanze di rispetto (ad esempio, la Comunione ricevuta in mano, che sa di protestantesimo e che banalizza e svilisce enormemente il segno sacramentale) che si commettono (con tanta superficialità, persino) verso la Persona Divina e umana del Signore Gesù, che rimane notte e giorno - nel Suo indefettibile e ineffabile, incomprensibile Amore per noi – nell’Ostia consacrata.

 

 

AI SACERDOTI: L’IMMENSA CARITA’ DI PREDICARE I NOVISSIMI

Presentazione del Signore

2 febbraio 2015

 

Reverendi pastori della Chiesa Cattolica, ministri di Dio,

è a voi in modo particolare che rivolgo oggi - con animo affettuoso, umile e schietto – questo scritto.

Ciò che desidero chiedervi è semplice: nella predicazione e nella catechesi, parlateci dei Novissimi!

Dite a noi, cristiani in cammino verso la vera Patria, che cosa ci attende dopo la morte corporale, affinché possa nuovamente fiammeggiare la preziosa luce interiore della fede, della speranza e dell’amore, che di questi tempi, purtroppo, in moltissime anime langue o addirittura si è spenta del tutto.

Grande è la vostra responsabilità dinanzi a Dio, a motivo della particolare elezione che avete ricevuto in dono da Gesù Cristo, Supremo ed Eterno Sacerdote, Sommo Pastore e Capo della Chiesa, Sua amatissima Sposa. Ve ne prego con il cuore in mano: non tradite il mandato ricevuto da Cristo Buon Pastore, col trasformare (per quanto questo dipenda da voi, dalle vostre parole e azioni) la Santa Chiesa in una specie di ente sociologico, mentre Essa è anzitutto opera di Dio – opus Dei – essendo stata fondata dallo stesso Figlio di Dio, il Verbo incarnato, Gesù Cristo:

 

La Chiesa perciò, fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di carità, umiltà e abnegazione, riceve la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il regno di Cristo e di Dio, e di questo regno costituisce in terra il germe e l'inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di unirsi col suo re nella gloria. (Lumen gentium, 5)

Ricordate agli uomini e alle donne del nostro tempo che essi sono mortali. Fateci meditare, secondo la sapienza del Cristianesimo, sul mistero di sorella nostra morte corporale, così che le anime, tenendo presente alla mente e al cuore che il loro proprio tempo sulla terra – tempo che è anch’esso dono del Signore - un giorno avrà ineluttabilmente fine, più facilmente si distacchino da mille mondanità, vanità e frivolezze, per volgersi con intenso e amoroso fervore a Dio, nostro supremo Fine.

Cari sacerdoti, tornate a predicare l’Inferno, e cioè la possibilità (tutt’altro che ipotetica) che l’uomo ha di fallire radicalmente la propria esistenza, consumandola nel peccato grave e nel rifiuto, consapevole e ostinato fino alla morte, della Divina Misericordia.

Non dimentichiamo l’accorato appello che la Madonna rivolse a Fatima, durante l’apparizione del 13 luglio 1917, secondo la testimonianza che Suor Lucia ci ha trasmesso nei suoi scritti, e precisamente nella IV Memoria:

 

- A questo punto formulai alcune domande [alla Madonna]; non ricordo quali. Quello che ricordo è che la Madonna disse che bisognava recitare il rosario per ottenere queste grazie durante l’anno.

Essa poi continuò:
- Sacrificatevi per i peccatori e dite spesso, specialmente quando fate un sacrificio: O Gesù, è per amor vostro, per la conversione dei peccatori, ed in riparazione per i peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria. - Dicendo queste ultime parole aprì di nuovo le mani come aveva fatto il mese precedente.
Il riflesso [della luce] parve penetrare nella terra e vedemmo come un oceano di fuoco. Immersi in quel fuoco [vedevamo] i demoni e le anime [dannate]. [Queste] erano come bragia trasparente, nera o bronzea, e avevano forma umana. Erano come sospese in questo incendio, sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nubi di fumo. [E poi ] ricadevano da ogni parte, come le scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, in mezzo a grida e gemiti di dolore e di disperazione che facevano orrore e tremare di paura. (È alla vista di questo spettacolo che devo aver lanciato quel grido “Ahi” che si dice aver inteso da parte mia). I demoni si distinguevano [dalle anime dannate] per le forme orribili e ripugnanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti, come dei neri carboni trasformati in bragia.
Questa visione non durò che un momento, grazie alla nostra buona Madre Celeste che nella prima apparizione ci aveva promesso di portarci in Cielo, senza di che credo che saremmo morti di spavento e di paura. Spaventati e come per chiedere soccorso abbiamo alzati gli occhi verso la Madonna che ci disse con bontà e tristezza:
- Avete visto l’Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato … -

 

Parlate alle anime della purificazione finale, o Purgatorio, sì che esse comprendano che se è vero che Dio è Infinita Misericordia, non di meno Egli – perfettissimo in ogni Suo divino attributo – è Infinita Giustizia.

Questo dico non con l’intento di spaventare le anime, ma piuttosto perché i figli e le figlie della Chiesa (soprattutto in questi decenni così  pervasi di falso e ingannevole buonismo) siano resi maggiormente coscienti di tre cose:

- non è affatto immediato né scontato che l’anima che confessa a Dio, nel Sacramento della Riconciliazione, i propri peccati gravi, abbia una perfetta contrizione (ossia la persona soffre perché ha offeso Dio e non Lo ha amato come Egli merita, preferendo anteporre se stessa e il soddisfacimento del proprio egoismo a Lui, Bene Infinito e nostra eterna Felicità).

Quindi, se da una parte è bene invitare le anime ad una grande confidenza nella Divina Bontà, dall’altra è pure necessario esortarle al santo dovere di una giusta riparazione per i peccati commessi.

- Anche se mille peccati veniali non fanno un solo peccato mortale, non bisogna sottovalutare la malizia insita in ogni peccato veniale deliberato. Il peccato, veniale fin che si voglia, si situa sempre sulla linea del male morale; non è certo una virtù! E la premeditazione indica più malizia che debolezza umana.

Tra l’altro, le mancanze veniali ripetute e non detestate con sincero dolore del cuore, sogliono ingenerare nell’anima fragilità e tiepidezza sempre più grandi, che non di rado sono premessa a colpe gravi.

- Ammesso che sia salvata, come soffrirà nel Purgatorio quell’anima che ora cede così facilmente alle seduzioni del peccato abusando in cuor suo della Divina Misericordia! Come sarà doloroso allora constatare che gli affetti disordinati e le passioni sregolate a cui (delle volte, con tanta superficialità) si è dato ampio spazio durante la vita terrena saranno una delle cause principali del differimento della beatitudine eterna.

Cari fratelli e sorelle, e cari pastori: ma perché voliamo tanto raso terra che simili considerazioni in genere non ci toccano, mentre siamo non di rado intenti e occupati in cose inutili o persino dannose, al fine della nostra eterna salvezza?

 

Cari sacerdoti, parlateci del Cielo: la Casa del Padre dolcissimo; lo stato di perfetta e definitiva Felicità; la Meta a cui il cuore del cristiano dovrebbe tendere, notte e giorno, con ardente desiderio.

Il Paradiso è realtà, non favola: il Regno celeste ci è stato riaperto dal Sacrificio redentore di Cristo, nostro Signore e dolce fratello; Dio Padre desidera, con divina intensità di Amore, riabbracciare ogni Suo figlio e figlia e fargli/le dono dell’eredità incorruttibile della vita eterna, che non si macchia e non marcisce (1Pietro 1,4). Lo Spirito Paraclito arde dalla brama divina di inebriare della Sua inesprimibile luce, della Sua beatifica fiamma, del Suo celestiale e ineffabile amore  l’anima che, ormai totalmente purificata, varca la mistica porta del Cielo, per esserne la felice abitatrice per tutti i secoli dei secoli.

Inoltre, la meditazione del Paradiso è forte sprone nella salita del santo e mistico monte della perfezione cristiana e autentico conforto nelle innumerevoli prove di questa vita transeunte.

 

Cari sacerdoti, e care sorelle e fratelli cristiani,

di vero cuore vi auguro che questa Festa della Luce colmi le vostre anime di santa esultanza e di quella Pace che il Divino Verbo ci ha recato come dono stupendo dall’Oceano d’Amore della Beatissima Trinità.

 

 

 

FEBBRAIO: MESE IN ONORE DELLO SPIRITO SANTO

Domenica 1 febbraio 2015

Cari fratelli e sorelle,

oggi siamo entrati nel mese dedicato allo Spirito Santo.

InvochiamoLo dunque in questi 28 giorni, in modo del tutto particolare perché la Persona Amore della Santissima Trinità si effonda nuovamente con la Sua Potenza Divina di Carità, Luce e Santità su ogni figlio e figlia della Chiesa di Gesù Cristo:

 

Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei Tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del Tuo Amore.

 

 

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