2016-11

LA SACRA FAMIGLIA DI GESU', MARIA E GIUSEPPE: SCUOLA VIVENTE DI ECCELSE VIRTU'

PREPARIAMOCI AL PREZIOSO NATALE DI CRISTO, VEGLIANDO E PREGANDO SEMPRE

 

26 novembre 2016, sabato

 

Cari amici, Dio sia lodato!

Al tramonto di questo giorno, con i Primi Vespri, la Chiesa tutta entrerà, ancora una volta per la Misericordia di Dio, nel tempo forte dell'Avvento.

In queste prime settimane del nuovo anno liturgico, prepariamo con fede e con amore il presepio nelle nostre case; e, soprattutto, sostiamo poi frequentemente dinanzi ad esso in umile e fervente orazione, in devota, amorosa attesa della nuova Nascita del Santo Bambino Gesù, Verbo eterno e Fratello nostro tenerissimo.

Accogliamo, in modo speciale nei giorni che ci avvicinano al prezioso Natale del Signore, l'esortazione del Maestro Supremo, il Quale ci invita fortemente a vegliare e pregare in ogni momento per avere la forza di comparire dinanzi al Figlio dell'uomo (Luca 21,36). Infatti, cari amici, è sì molto importante percorrere santamente la via stretta - e pur così feconda e gioiosa, spiritualmente parlando - dell'Avvento, come preparazione al 25 dicembre; ma, ancor più, noi siamo chiamati dal Signore stesso a vivere tutta la nostra esistenza terrena - il tempo che Egli, Eccelso Creatore, ci dona - come un devoto pellegrinaggio verso il Cielo, nostra vera Patria. Lassù ci attende la Festa della Gioia e della Pace, senza termine.

Il caro presepio - se con l'aiuto della Divina Grazia, attinta nei Sacramenti e nella quotidiana preghiera del cuore, sapremo liberarci dalle tristi catene delle dissipazioni, delle ubriachezze e degli affanni della vita (Luca 21,34) - contemplato con devoto amore e limpida fede, sarà per ciascuno di noi scuola vivente di ardentissima carità, di amore castissimo e verginale, di profondissima modestia ed umiltà, di mistico e orante silenzio, di onestissima laboriosità, di dignitosa e pacificante santa povertà.

Il Paraclito, Divina Persona Amore - da noi umilmente invocato in ogni santo giorno di Avvento - ci purifichi, ci illumini; e ci infiammi di amorevole tenerezza verso il Divino Pargoletto e del fervente desiderio di imitare Colui che si è fatto piccolo e povero per arricchire noi, Sue povere creature (2Corinzi 8,9).

 

Mio Gesù, Tu sei la sola vera Speranza degli uomini! Alleluia! Gloria a Te!

Maranà tha! Vieni, Signore Gesù!

Amen.




 LA MEDITAZIONE DELLA MORTE

"VANITA' DELLE VANITA', TUTTO E' VANITA'" (Qo 1,2), FUORCHE' AMARE DIO E SERVIRE LUI SOLO.

(L'imitazione di Cristo - Libro I, Capitolo 1)

 

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

2 novembre 2016

 

LA MEDITAZIONE DELLA MORTE

  1.     Ben presto la morte sarà qui, presso di te. Considera, del resto, la tua condizione: l'uomo oggi c'è e domani è scomparso; e quando è sottratto alla vista, rapidamente esce anche dalla memoria. Quanto grandi sono la stoltezza e la durezza di cuore dell'uomo: egli pensa soltanto alle cose di oggi e non piuttosto alle cose future. In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire oggi stesso; ché, se avrai retta la coscienza, non avrai molta paura di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato che sfuggire alla morte. Se oggi non sei preparato a morire, come lo sarai domani? Il domani è una cosa non sicura: che ne sai tu se avrai un domani? A che giova vivere a lungo, se correggiamo così poco noi stessi? Purtroppo, non sempre una vita lunga corregge i difetti; anzi spesso accresce maggiormente le colpe. Magari potessimo passare santamente anche una sola giornata in questo mondo. Molti fanno il conto degli anni trascorsi dalla loro conversione a Dio; ma scarso è sovente il frutto della loro emendazione. Certamente morire è cosa che mette paura; ma forse è più pericoloso vivere a lungo. Beato colui che ha sempre dinanzi agli occhi l'ora della sua morte ed è pronto ogni giorno a morire. Se qualche volta hai visto uno morire, pensa che anche tu dovrai passare per la stessa strada. La mattina, fa conto di non arrivare alla sera; e quando poi si farà sera non osare sperare nel domani. Sii dunque sempre pronto; e vivi in tal modo che, in qualunque momento, la morte non ti trovi impreparato.  

  2.     Sono molti coloro che muoiono in un istante, all'improvviso; giacché "il Figlio dell'uomo verrà nell'ora in cui non si pensa che possa venire" (Mt 24,44; Lc 12,40). Quando sarà giunto quel momento estremo, comincerai a giudicare ben diversamente tutta la tua vita passata, e molto ti dorrai di esser stato tanto negligente e tanto fiacco. Quanto é saggio e prudente l'uomo che, durante la vita, si sforza di essere quale desidera esser trovato al momento della morte! Ora, una piena fiducia di morire santamente la daranno il completo disprezzo del mondo, l'ardente desiderio di progredire nelle virtù, l'amore del sacrificio, il fervore nella penitenza, la rinuncia a se stesso e il saper sopportare ogni avversità per amore di Cristo. Mentre sei in buona salute, molto puoi lavorare nel bene; non so, invece, che cosa potrai fare quando sarai ammalato. Giacché sono pochi quelli che, per il fatto di essere malati, diventano più buoni; così come sono pochi quelli che, per il fatto di andare frequentemente in pellegrinaggio, diventano più santi. Non credere di poter rimandare a un tempo futuro la tua salvezza, facendo affidamento sui suffragi degli amici e dei parenti; tutti costoro ti dimenticheranno più presto di quanto tu non creda. Perciò, più che sperare nell'aiuto di altri, è bene provvedere ora, fin che si è in tempo, mettendo avanti un po' di bene. Ché, se non ti prendi cura di te stesso ora, chi poi si prenderà cura di te? Questo è il tempo veramente prezioso; sono questi i giorni della salvezza; è questo il tempo che il Signore gradisce (2Cor 6,2). Purtroppo, invece, questo tempo tu non lo spendi utilmente in cose meritorie per la vita eterna. Verrà il momento nel quale chiederai almeno un giorno o un'ora per emendarti; e non so se l'otterrai. Ecco, dunque, mio caro, di quale pericolo ti potrai liberare, a quale pericolo ti potrai sottrarre, se sarai stato sempre nel timore di Dio, in vista della morte. Procura di vivere ora in modo tale che, nell'ora della morte, tu possa avere letizia, anziché paura; impara a morire al mondo, affinché tu cominci allora a vivere con Cristo; impara ora a disprezzare ogni cosa, affinché tu possa allora andare liberamente a Cristo; mortifica ora il tuo corpo con la penitenza, affinché tu passa allora essere pieno di fiducia.  

  3.     Stolto, perché vai pensando di vivere a lungo, mentre non sei sicuro di avere neppure una giornata? Quante persone sono state ingannate, inaspettatamente tolte a questa vita! Quante volte hai sentito dire che uno è morto di ferite e un altro è annegato; che uno, cadendo dall'alto, si è rotto la testa; che uno si è soffocato mentre mangiava e un altro è morto mentre stava giocando? Chi muore per fuoco, chi per spada; chi per una pestilenza, chi per un assalto dei predoni. Insomma, comunque destino è la morte; e passa rapidamente come un'ombra la vita umana. Chi si ricorderà di te, dopo che sarai scomparso, e chi pregherà per te? Fai, o mio caro, fai ora tutto quello che sei in grado di fare, perché non conosci il giorno della tua morte; né sai che cosa sarà di te dopo. Accumula, ora, ricchezze eterne, mentre sei in tempo. Non pensare a nient'altro che alla tua salvezza; preoccupati soltanto delle cose di Dio. Fatti ora degli amici, venerando i santi di Dio e imitando le loro azioni, "affinché ti ricevano nei luoghi eterni, quando avrai lasciato questa vita" (Lc 16,9). Mantienti, su questa terra, come uno che è di passaggio; come un ospite, che non ha a che fare con le faccende di questo mondo. Mantieni libero il tuo cuore, e rivolto al cielo, perché non hai stabile dimora quaggiù (Eb 13,14). Al cielo rivolgi continue preghiere e sospiri e lacrime, affinché, dopo la morte, la tua anima sia degna di passare felicemente al Signore. Amen.

(L'imitazione di Cristo - Libro I, Capitolo 23)

 


Solennità di Tutti i Santi e le Sante del Cielo

 

1° novembre 2016

 

Care sorelle e cari fratelli nel Signore,
gloria e lode al Signore Gesù, Re dei Santi, e alla Sua Immacolata Madre, Maria Santissima!

In questo giorno solenne, ascoltiamo cosa la Chiesa, nostra Madre e Maestra, ci dice mediante il gran servo del Signore, San Bernardo, abate di Chiaravalle:


Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate

 

(Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)
Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano


    A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.
    Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.
    Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all'assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
    Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell'anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l'aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt'altro che pericolosa.
    Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
    Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
    Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
    Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.
    Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.


Carissimi, è poi molto bella - e altamente significativa in questi nostri tempi, segnati, tra l'altro, da un falso ecumenismo, per cui si giunge all'assurdo di esaltare  l'eretico e scismatico, bestemmiatore e vizioso, Martin Lutero - la testimonianza che la Santissima Trinità di Amore ci dona nella vita di Santa Maria Elisabetta Hesselblad:

 

Di cuore, devota e felice Festa di Ognissanti a tutti voi, cari amici!

Con sincero affetto nel Signore e accompagnando con la preghiera: per voi e per tutti i vostri cari, vivi e defunti,

 

Sabrina di Gesù



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