2016-08

IL MOSTRO

31 agosto 2016

Santa Veronica Giuliani scrive:

 

"... Iddio mi ha fatto penetrare, nell'intimo dell'anima, la gravezza del peccato, l'offese che si fanno a Lui, ed in che pericolo è tutto il Cristianesimo.

Non vi è più fede; non si fa conto dei sacramenti; e molti si accostano ad essi per usanza. Oh quanti! Oh quanti vivono in disgrazia di Dio!"

 

"In questo mentre, ho veduto un mostro così (assai) orrendo il quale parve che venisse su dall'inferno, e che portasse con sé tutti i demonii e l'inferno stesso. O Dio! Che spavento! Mi è stato, per via di comunicazione, fatto capire che tal mostro era l'anima in disgrazia di Dio. Ogni peccato mortale è peggio che lo stesso inferno; anzi l'anima che sta in peccato, sta, anche di presente, come se stesse nell'inferno; e però Iddio mi faceva vedere che l'anima (peccatrice) era legata con catene che venivano da laggiù, dall'inferno, ed era come un inferno. Tormentava sé da sé; ed i propri peccati erano tormentatori, perché essi sono offesa di Dio, sommamente giusto e sommamente amabile.

Essendo Esso nostro Redentore, ha dato la vita ed il sangue per noi; quello che ha fatto per tutti, l'ha fatto per ciaschedun'anima; e se il peccatore si danna, ciò avviene perché si vuole dannare; perché Iddio è tutto amore, tutto carità, ed aspetta giorni, mesi ed anni, per vedere se quell'anima torna a Lui. Esso è tutto misericordia. Se l'anima si pente e fa penitenza, Iddio le perdona tutto, e la rimette in grazia sua. O Dio! Alla vista di quel mostro, io sono stata atterrita, ho creduto di morire di spavento; e tutto ciò mi ha lasciato l'abborrimento alle colpe. Prima morire, che mai, mai offendere Iddio!

Qui l'anima mia si è posta avanti a Dio, si è tutta dedicata al suo servizio, si è, di nuovo, legata al suo santo volere e si è esibita a patire qualsisia tormento e pena per la conversione delle anime. Andrei per tutto il mondo, per trovare i peccatori e per convertirli a Dio. Credo che se loro si specchiassero in questo mostro (che è il peccato), vedrebbero la loro bruttura e tutti, tutti morrebbero. O Dio! Farei qualsisia penitenza, perché le anime si convertissero a Dio.

Sono restata con questa penetrazione sopra l'offesa di Dio, mi sento consumare per il dolore, darei grida sino alle stelle, mi farei sentire per tutto il mondo, farei esclamazioni assai forti e credo che spaventerei tutti, se andassi con questo mostro in mano. Gli stessi demonii non fan paragone (non sono da paragonarsi) ad esso.

Il peccato è una bruttura e difforma l'anima in modo tale, che niuno può mai, mai pensarlo con la mente, né capirlo con l'intelletto. Con parole non se ne può dire niente. Io credo che mai più mi si partirà dalla mente la vista dell'anima in disgrazia di Dio. Il vedermi in vita mi pare che sia un miracolo, perché dovevo morire per lo spavento di tal mostro. Vivrò, ma morendo di dolore per la penetrazione che ho delle offese che si fanno a Dio e per la pena che ho di averlo offeso anche io, con tanti e tanti peccati, con tante colpe, con tante ingratitudini."

 

(Estratto da "Vera Immagine del Crocifisso - Pagine scelte dal Diario" - Monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello)

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