2017-10-14 Nella Festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale

Notte di sabato 14 ottobre 2017

Dio sia amato e benedetto!

 

Cari fratelli e sorelle nel Signore,

questa sera, con il mio sposo Angelo, ho partecipato alla Santa Messa festiva. Secondo il Rito Ambrosiano, come ogni anno, la terza Domenica di ottobre si celebra la Festa della Dedicazione del Duomo di Milano.

Presiedeva il Divino Sacrificio un sacerdote che personalmente stimo; tuttavia, stasera, l'omelia da lui esposta è stata per me, in parte, motivo di interiore sofferenza:

 

- purtroppo, non è la prima volta che constato che quando viene proclamato, durante la Santa Messa, quel brano del Santo Vangelo in cui il Signore Gesù, mosso da ardente zelo per la Casa del Padre Suo, scaccia i mercanti dal tempio (Matteo 21,10-17), mi tocca sentir dire dal presbitero che "anche Gesù si è arrabbiato" (?!).

Mi domando, pacatamente e con serietà, se i sacerdoti che così si esprimono conoscono - non solo con la mente, ma con il cuore - la Persona Divina e Umana di Gesù Cristo, il Santissimo.

 

- Sarebbe davvero bello e spiritualmente utile che il ministro di Cristo Signore (nell'omelia per la Festa della dedicazione di una chiesa) delineasse chiaramente la sostanziale differenza tra l'essere pietre vive ed essere, al contrario, il tempio del demonio: tra l'anima in Grazia e l'anima in stato di peccato mortale.

Invece (dilatando il discorso a varie omelie che ascolto qua e là, in diverse chiese), spesso, dal modo in cui predicano non pochi presbiteri, sembra che la Misericordia di Dio ti piova addosso infallibilmente (anche se tu la rifiuti, ostinandoti nel peccato) o che uno sia "pietra viva" nella Chiesa per il semplice fatto di essere materialmente presente nella casa del Signore.

E' raro sentire annunciare la distinzione fondamentale, ossia quella tra bene e male, con virile fermezza.

Eppure sarebbe tanto necessario (oggi più che mai!) spiegare ai fedeli la sostanziale differenza tra l'essere discepoli del Signore Gesù - accogliendo la Sua Grazia e custodendoLa nell'anima con buona volontà, e manifestandoLa con una vita conforme per amore alla Sua Santa Legge - o l'essere - volutamente, mediante la scelta deliberata del peccato grave - servi del diavolo.

 

- Inoltre: le passioni giovanili, che l'Apostolo ci esorta a fuggire (2Timoteo 2,19-22), a detta del sacerdote sarebbero quelle di San Paolo stesso, ossia il suo essere stato in gioventù persecutore della Chiesa di Cristo.

Modestamente, mi pare proprio che non ci siamo.

Difatti, le passioni giovanili che Dio, attraverso l'Apostolo delle genti, ci esorta fortemente a fuggire - per non mettere a repentaglio il vero bene e la salvezza eterna della nostra anima - sono: i disordinati desideri della carne; la bramosia sfrenata per il denaro, la cupidigia del possesso di cose altrui; come pure l'ambire agli onori, al successo mondano; e ancora, la voglia di primeggiare, cioè "il potere".

Ritengo utile, a tal riguardo, rileggere con devota attenzione quanto San Giovanni Apostolo scrive nella sua Prima Lettera, al capitolo 2:

 

15 Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; 16 perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. 17 E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!

 

- Se però stasera mi sono decisa a scrivere qui sul sito della nostra amata Associazione di Riparazione Eucaristica, è soprattutto perché sono rimasta vivamente dispiaciuta da una uscita del celebrante, che ha definito lo zelo santo di Nostro Signore in questo modo (testuali parole): "Gesù ha dato fuori di matto".

Conoscendo, anche se non in modo approfondito, il sacerdote che celebrava, ritengo che egli non avesse l'intenzione di bestemmiare, né di essere irriverente verso il Signore; tuttavia, cari amici, non sono queste le espressioni - relative al Figlio di Dio e della sempre Vergine Maria, Gesù Cristo - che un fedele vuole udire (persino) in chiesa, durante il Divino Sacrificio.

 

Consapevoli che anche tutti noi manchiamo in molte cose (Giacomo 3,2), conserviamo un animo santamente compassionevole verso coloro che Dio stesso ha chiamato ad essere i pastori del Suo gregge.

Preghiamo il Signore Gesù - il Capo supremo della Chiesa Sposa - affinché, con la Sua Santa Grazia, essi si rendano, ogni giorno di più, degni della sublime vocazione che hanno ricevuto in dono da Lui.

 

Preghiamo col cuore e umilmente ripariamo.




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