2015-12-22 Il misericordismo:

OSSIA LA "RELIGIONE" DEGLI SCIOCCHI

22 dicembre 2015

 

Cari fratelli e sorelle,

vi scrivo con il cuore in mano; dinanzi al Santissimo Sacramento dell'altare, durante un'adorazione comunitaria e silenziosa.

Mancano ormai pochissimi giorni al prezioso Natale di Gesù Redentore e, come vi dicevo nello scritto di ieri, è cosa molto buona che ci disponiamo - per quanto i nostri quotidiani impegni ce lo consentano - nella preghiera e nell'interiore raccoglimento per ricevere nelle nostre anime, con umiltà e amore, il Neonato Salvatore.

Tuttavia non può sfuggire a coloro tra i credenti nel Signore Gesù (specie se cristiani cattolici) i quali - per dono di Dio e grazie all'assidua meditazione sulla Parola del Signore accolta in umile cuore - hanno occhi interiori penetranti, capaci di leggere i segni dei tempi, che questo Natale 2015 è, per certi aspetti almeno - aspetti primari e fondanti - differente, purtroppo in peggio, rispetto a quelli precedenti.

Infatti, quest'anno, cari amici, è scoppiata, e temo sempre più si estenderà, l'eretica epidemia del misericordismo; esso è una pericolosa deviazione dell'autentica Divina Misericordia.

 

Ognuno di noi, carissime/i, sperimenta nel suo piccolo mondo e constata anche a livelli macroscopici - in certi casi si può dire senza timore di errare, persino globali - il peso e il dolore causati dalle molteplici ingiustizie e menzogne - più o meno gravi - che spesso amareggiano la nostra giornata terrena - di noi, intesi come genere umano - dallo sciagurato giorno in cui i nostri progenitori Adamo ed Eva decisero con chiara consapevolezza di voltare le spalle a Dio Padre, divenendo peccatori e, con ciò stesso, nemici di Dio.

In questa terra di esilio, quante volte dobbiamo realisticamente constatare che a dominare e a spadroneggiare sulle persone - fuori e, purtroppo, delle volte, anche dentro la Chiesa - sono coloro che hanno il potere o il denaro, o che li detengono entrambi.

Noi, cristiani cattolici, crediamo in un Dio personale - perfetto ed eterno: Dio Amore -: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo.

E parimenti crediamo che la seconda Persona della Santissima Trinità, cioè il Verbo eterno, nella pienezza dei tempi si è fatto carne nel seno purissimo dell'umile Ancella di Nazaret, Maria Immacolata.

Il Cristo è morto sulla Croce per salvarci ed è risorto il terzo giorno per ricondurci al Padre, riaprendo - mediante il Suo perfettissimo Sacrificio - le porte del Cielo, che erano serrate fin dal primo peccato, quello originale, commesso da Adamo ed Eva sotto l'albero dell'antico divieto.
Sappiamo che il Signore, che nel Suo Santo Vangelo ci chiede espressamente di amare i nemici, con ciò non intende però invitare i propri discepoli ad una sterile e vuota passività, quasi che Dio non voglia che, certamente nei debiti e virtuosi modi, noi credenti ci si impegni - ognuno là dove vive ed opera, e conforme alla vocazione che ciascuno di noi ha ricevuto in dono dal Signore - a combattere il male e la menzogna, con la sua perfida figlia: l'ingiustizia.

Nel contempo, siamo consapevoli che, nonostante le buone intenzioni, noi (parlo in generale), in non pochi casi, non saremo in grado, umanamente parlando, di raddrizzare tante cose storte: un giorno chiuderemo gli occhi alla luce di questo mondo e, nonostante che si sia sinceramente cercato di far prevalere il Regno di Cristo, la verità, la giustizia, l'amore ... dovremo dolorosamente constatare che il male continua, imperterrito e sempre più arrogante, a deturpare e a stravolgere l'anima di molti uomini e donne che, come il Sacro Cuore ha detto di recente, fanno del peccato grave la loro "regola di vita".

Cari amici, qui non è questione di essere profeti di sventura o pessimisti. Questa è la realtà delle cose: sovente in questo mondo non ci è dato vedere la tanto desiderata vittoria del bene sul male, della verità sulla menzogna, del diritto sull'oppressione e sul sopruso.

Noi credenti però, crediamo fermamente che l'umana esistenza non si conclude né si esaurisce con la morte corporale, con la dissoluzione del nostro corpo di carne.

Dopo la morte ci attende il giudizio particolare. E, cari amici, teniamo ben presenti i Novissimi, o cose ultime: Paradiso - Purgatorio - Inferno.

A maggior ragione in questi tempi di devastante buonismo, riflettiamo attentamente sul fatto che ognuno di noi sta edificando quello che sarà il suo proprio destino eterno adesso, con la fede e le opere di amore - carità a Dio e prossimo - che sta, o non sta, compiendo.

Ritengo sia di fondamentale importanza, cari fratelli e sorelle, meditare sul Cielo e il Purgatorio, ed anche sulla possibilità - tutt'altro che ipotetica per chi decide di percorrere la via larga dei sette vizi capitali: superbia; avarizia; lussuria; ira; gola; invidia; accidia - del radicale fallimento della sua vita con la conseguente dannazione dell'anima nell'Inferno eterno.

E' molto triste, e altamente disonesto nei confronti di Dio e delle anime, che nell'attuale contesto ecclesiale questi argomenti siano per lo più elusi oppure banalizzati (ad esempio, affermando, come fa qualche strampalato teologo, che l'Inferno c'è ma è vuoto). Anche questa è una manifestazione dello spirito del misericordismo, che è veramente la "religione" degli sciocchi.

 

Premetto ora a quanto sto per affermare che Gesù Cristo, in quanto nostro Redentore, è il supremo Giudice di ogni essere umano; Lui e nessun altro.

Detto questo però, ha persino carattere di ovvietà, per noi credenti nel Dio di Gesù Cristo, che, se non quaggiù - dove, come vi esponevo poc'anzi, molte ingiustizie permangono e ramificano come pungenti spine - certamente nell'aldilà il nostro Liberatore, il Signore degli eserciti, farà giustizia:

 

Allora il giusto starà con grande fiducia
di fronte a quanti lo hanno oppresso
e a quanti han disprezzato le sue sofferenze.
Costoro vedendolo saran presi da terribile spavento,
saran presi da stupore per la sua salvezza inattesa.
Pentiti, diranno fra di loro,
gemendo nello spirito tormentato:
«Ecco colui che noi una volta abbiamo deriso
e che stolti abbiam preso a bersaglio del nostro scherno;
giudicammo la sua vita una pazzia
e la sua morte disonorevole.
Perché ora è considerato tra i figli di Dio
e condivide la sorte dei santi?
Abbiamo dunque deviato dal cammino della verità;
la luce della giustizia non è brillata per noi,
né mai per noi si è alzato il sole.
Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione;
abbiamo percorso deserti impraticabili,
ma non abbiamo conosciuto la via del Signore.
Che cosa ci ha giovato la nostra superbia?
Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia?
Tutto questo è passato come ombra
e come notizia fugace."

 

(Sapienza 5,1-9)

 

A ragione, cari amici, noi crediamo in un Dio che è Infinito Amore, Infinita Verità e Infinita Giustizia. E non in quel fantoccio di falso dio "tutto e solo misericordia", come qualche prelato, corrotto nella Dottrina, vorrebbe convincere l'odierna cristianità.

Personalmente, io non saprei che farmene di questa ridicola caricatura del Dio Vero, del Dio Vivo, del Dio Santo, che viene ridotto, da questi falsi pastori e dai falsi cristiani, ad una sorta di pacioccoso e melenso Babbo Natale, per il quale esiste solo la misericordia senza condizioni. Cioè, come ho già avuto modo di scrivere nella mia lettera aperta ai padri sinodali, un dio che ti rovescerebbe addosso il suo perdono senza necessità del tuo sincero pentimento per il male commesso e del tuo serio proposito di cambiar vita, passando dal dominio del peccato  a quello della Grazia, della vita nuova nello Spirito Santo, che il Signore Gesù ci ha conquistato a prezzo del Suo inestimabile, preziosissimo Sangue.

Ma che Dio sarebbe se, oltre che Misericordioso, non fosse anche Giusto? Scusate, cari amici, ma a voi sembrerebbe giusto se Santa Teresa d'Avila e la povera peccatrice che si pente soltanto in punto di morte godessero in Paradiso del medesimo grado di gloria, della stessa intensità di fruizione della ineffabile e beatifica visione di Dio?

E se l'oppresso e l'oppressore fossero nell'aldilà retribuiti nello stesso modo, a voi parrebbe giusto? Il carnefice e la vittima: uguali. Vi sembra giustizia, questa?
A tale proposito, vi invito a leggere attentamente la parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone:

 

C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». 25Ma Abramo rispose: «Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». 27E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento». 29Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». 30E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». 31Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti»».

 

(Luca 16,19-31)

 

Cara sorella, caro fratello, ti prego con il cuore in mano, mossa da sincera carità: stiamo attenti e spiritualmente desti; vegliamo tutti nella Grazia. Non lasciarti ingannare e sviare da quei mercenari, falsi apostoli, che dicono che non necessita convertirsi poiché Dio ti ama come sei, e poi sulla Croce Gesù Cristo "ha già pagato tutto Lui"; e quindi, conclusione: credi fermamente e pecca fortemente. Attenzione, amici: questa non è più la vera Fede Cattolica; questo è protestantesimo.

E, infine - non mi stancherò mai di ripeterlo, poiché ciò è di fondamentale importanza per chi ama Gesù eucaristico e le anime da Lui redente -: carissime/i, ricordatevi bene, per adesso e per i tempi a venire, che lo stato di Grazia Santificante - cioè essere in Grazia di Dio, in stato di amicizia con Lui, ossia senza peccati gravi commessi almeno dall'ultima Confessione ben fatta - è il requisito primario per poter degnamente accedere alla Santa Comunione Eucaristica. Se manca la Grazia di Dio, la persona che si accosta a ricevere la Santissima Ostia consacrata non fa nessuna comunione con il Signore Gesù; al contrario, commette un orrendo sacrilegio.
Chi vi dicesse il contrario è un mentitore e un falso pastore.
Ricordate, cari amici, le sante parole del grande Apostolo San Paolo:

8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. 9 Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema.
10 Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo. 11 Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunciato non è opera d'uomo; 12 perché io stesso non l'ho ricevuto né l'ho imparato da un uomo, ma l'ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo.

(Galati 1,6-12)

 

CONCLUSIONE

 

Cari fratelli e sorelle,

il santo amore all'Uomo Dio Gesù Cristo e il sincero desiderio della salus animarum sono i sentimenti che stamani mi hanno spinta a scrivervi. Altre intenzioni - e tanto meno quelle di odio alla Chiesa o alla persona dell'attuale pontefice, Francesco - non mi appartengono.

Auguro a tutti voi un Santo Natale del Signore.

 

Sabrina

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