2010-04-25 Meditazione sulla vera sapienza

Domenica 25 aprile 2010

Oggi, carissimi, vorrei parlarvi  in modo non troppo prolungato, poiché desidero che lasciamo spazio a quel colloquio interiore che il Signore Gesù, realmente presente qui Vivo e Vero, vuole intrecciare nel silenzio con ciascuno di noi, che siamo convenuti in questa cappella per tenerGli compagnia e consolarLo, pregandoLo in modo speciale per i Suoi sacerdoti.

Il bene dei sacerdoti, dei pastori, non potrà che essere poi il nostro stesso bene: poiché il sacerdote santo è una grande benedizione per il gregge di Dio.

 

Siamo, per grazia del Signore, nel pieno del Tempo di Pasqua: Gesù Risorto è al centro della liturgia e della contemplazione della Chiesa, Sua Sposa … ma, ci chiediamo subito:

 

e noi siamo risorti con Lui?...

 

 
Come faccio a capire quanto la mia vita sia una vera esperienza della Risurrezione di Nostro Signore, e quanto no?

 

 

“Se Mi amate, osserverete i Miei Comandamenti”

ci dice il Signore, nel Suo Vangelo (Giovanni 14,15).

 

E l’Apostolo Giovanni, mistica aquila, ci avvisa:

“… chi non ama, non ha conosciuto Dio” (I Giovanni 4,8).

 

 

Dunque: i Dieci Comandamenti e l’amore concreto al prossimo, esercitato con le varie opere di misericordia, sono uno specchio per l’anima, per vedere quanto in lei regni la vita nuova che il Buon Pastore ci ha donato a prezzo del Suo Sangue, e quanto invece domini ancora, purtroppo, l’uomo vecchio, che è di terra e pensa alle cose della terra.

A tal proposito, ci viene oggi in aiuto l’autore de “L’Imitazione di Cristo” - prezioso libretto che vi consiglio vivamente di leggere - il quale, nel Libro I al Capitolo I, in modo sintetico ci illustra cosa siano queste cose della terra, che ci appesantiscono il cuore ed impediscono il volo dell’anima verso Dio, suo amato Sposo:

 

Vanità è dunque ricercare le ricchezze, destinate a finire, e porre in esse le nostre speranze.

Vanità è pure ambire agli onori e montare in alta condizione.

Vanità è seguire desideri carnali e aspirare a cose, per le quali si debba poi essere gravemente puniti.

Vanità è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene. Vanità è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d’ora al futuro (nota: cioè alla Vita eterna).

Vanità è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia.

Ricordati spesso di quel proverbio: “Non si sazia l’occhio di guardare, né mai l’orecchio è sazio di udire” (Qo 1,8).

Fa’, dunque, che il tuo cuore sia distolto dall’amore delle cose visibili di quaggiù e che tu sia portato verso le cose di Lassù, che non vediamo.

Giacché chi va dietro ai propri sensi macchia la propria coscienza e perde la grazia di Dio.

 

Carissimi, noi stiamo qui sulla terra solo per poco tempo.

Siamo davvero come il fiore del campo che oggi è stupendo, ma che domani appassirà, e di esso non se ne troverà più alcuna traccia.

 

 

Dio che ci ama, ci avvisa, attraverso il Qohelet:

 

“Vanità delle vanità, tutto è vanità”

(Qo 1,2)

 

ma l’autore dell’Imitazione aggiunge:

 

“fuorché amare Dio e servire Lui solo.

 

Questa è la massima sapienza:

tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo.”

 

 

Cari fratelli e sorelle,

preghiamo Gesù risorto e Vivo, che ci aiuti a distogliere il cuore da qualsiasi affetto disordinato alle creature per volgerci senza impacci al Suo santo servizio e ad amarLo con tutta l’anima.

SupplichiamoLo perché ci dia la forza di andare controcorrente, rigettando senza indugi le seduzioni del peccato e di questa sensualità esasperata che quasi da ogni parte assediano l’anima.

Allora, quando Lo seguiremo con tutto il cuore, troveremo la vera pace che la nostra anima ricerca.

 

E’ impegnativo vivere sempre secondo Cristo.

 

Ma non dimentichiamo mai, carissimi, che il premio che ci è stato promesso da Dio per il nostro sforzo quotidiano di vivere come Suoi veri figli, non è una gioia effimera o un onore passeggero, tipo quello delle passerelle del mondo, bensì – questo premio, meglio: questo Dono – è la VITA ETERNA.

 

Il mio sincero augurio è che possiamo veramente capire col cuore l’immensità della grazia che il Signore ci ha fatto dandoci la luce della Fede nei nostri cuori e chiamandoci ad essere cristiani nella Sua Chiesa Cattolica.

Il Suo Santo Spirito ci illumini interiormente e ci aiuti a scegliere anche noi, come Maria di Betania, la parte migliore, che non ci sarà tolta.

Per fare che tutto ciò si realizzi, carissimi, è assolutamente necessario che ogni giorno noi coltiviamo la preghiera e la vita interiore, meditando il Vangelo. Sono necessari quotidiani spazi di silenzio.

Ci aiuti Maria, la nostra Madre Celeste, Lei che sempre ha ascoltato e amato e seguito il Suo Signore, ed ora in Cielo è la creatura più felice di tutte.

 

Gesù anche oggi è qui e ci dice: “Ecco, sto alla porta e busso …” (Apocalisse 3,20).

Sta bussando alla porta del tuo cuore, cara sorella/caro fratello …

 

Permettiamo, carissimi, al Signore Gesù di entrare realmente nella nostra vita – Lui che vuole solo il nostro maggior bene, la nostra felicità - e di fare di ciascuno di noi un bellissimo fiore per il Suo Cielo.

 

 

Ogni lode a Lui, sempre!
 
 

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