2010-10-10 Meditazione sull'Inferno

Domenica 10 ottobre 2010

Carissimi,

ora tratterò, come anticipato la volta precedente, di un argomento  penoso, ma – ritengo – assolutamente necessario. Questa mia riflessione, infatti, verte sul tema dell’Inferno.

Prima di tutto, diciamo che l’esistenza dell’Inferno e la sua eternità sono affermate dalla Chiesa, come possiamo leggere al numero 1035 del Catechismo della Chiesa Cattolica.

 

E definiamo che cosa si intenda con la parola “Inferno”.

E’ spiegato tanto bene al numero 1033 del Catechismo che non faccio altro se non leggervelo tale e quale:

 

Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarLo.

Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di Lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” (1Gv 3,15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da Lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono Suoi fratelli.

Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’Amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da Lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”.

 

Ora diciamo qualcosa su come è l’Inferno, anche se dobbiamo subito notare una cosa importante: a riguardo delle realtà che ci attendono dopo la morte corporale – ossia del Paradiso, del Purgatorio e dell’Inferno – il Signore Dio ci ha rivelato nella Sacra Scrittura quanto serve per prendere responsabilmente le nostre decisioni nel tempo della vita terrena, tenendo ben presente l’esito opposto della vita dei buoni e di quella degli empi.

Dio non indulge ad inutili curiosità, ma ci sprona a pensare e a meditare su ciò che è davvero rilevante per noi.

Inoltre, bisogna considerare che le realtà dell’aldilà sono ineffabili – ossia, anche se ce ne viene rivelato qualcosa, non cessano però di rimanere un mistero - e pertanto ecco che il Signore, quando nella Bibbia ci parla, per esempio, del Cielo, lo fa usando delle immagini come: vita, luce, pace, festa di nozze, casa del Padre, paradiso (e cioè giardino di delizie).

 

Stavo dicendo, dunque, come è l’Inferno: anzitutto, la pena principale che l’anima dannata soffre nell’Inferno è la separazione eterna da Dio. Noi uomini, carissimi, possiamo avere quella vita e felicità per cui siamo stati creati e alle quali aspiriamo dal profondo del nostro cuore, solo in Dio. Ecco che, di conseguenza, l’Inferno è morte eterna e dolore senza fine.

Se in Paradiso l’anima di ogni beato sperimenta per sempre l’unione amorosa con le Tre Divine Persone e la perfetta comunione di vera vita con la Vergine Maria, gli angeli e tutti gli altri beati cittadini del Cielo, al contrario, nell’Inferno, il dannato soffre, come abbiamo detto, anzitutto, la separazione da Dio e poi, con essa, tutti gli altri mali.

Se mettessimo insieme nella nostra mente il pensiero di tutti i dolori che si possono soffrire sulla terra, non sarebbero che poca cosa se paragonati alle pene dell’Inferno.

 

A tal riguardo, il Signore Gesù nel Santo Vangelo afferma: “Via, lontano da Me, maledetti, nel fuoco eterno!”(Matteo 25, 41).

Il “fuoco eterno”: che cosa significa, carissimi? Varie cose si potrebbero dire al riguardo, ma io mi limito a donarvi questo spunto di meditazione: in ciascuno dei tre regni che sono nell’aldilà, secondo la nostra Santa Fede Cristiana Cattolica, arde un fuoco:

- in Cielo, il Fuoco dell’Amor Divino si comunica agli angeli e ai santi, facendoli ardere di santo amore e di dolcissima, intensissima gioia;

- in Purgatorio, c’è il fuoco purificatore. Esso risulta per le anime purganti una fiamma dolorosa – pur essendo sempre lo stesso  Fuoco dell’Amore Divino quello che le accende -.

Se esse lo percepiscono in maniera penosa e non gioiosa, ciò è dovuto unicamente alla loro incompleta purezza (difatti, queste anime sostano nel Purgatorio finché divenute del tutto candide e pure,  possono ascendere alla gioia senza fine del Cielo).

San Giovanni della Croce, il Dottore mistico, ha scritto pagine meravigliose su questo tema, nelle quali, tra l’altro, ci spiega la similitudine esistente fra le pene del Purgatorio e quelle che deve attraversare l’anima in cammino spirituale qui sulla terra per pervenire all’unione mistica con Dio.

Ma torniamo al nostro discorso. Quindi, abbiamo detto: c’è un Fuoco Santissimo in Cielo e ci sono fiamme purificatrici nel Purgatorio.

- Per quanto concerne l’Inferno lì il fuoco è acceso dalla Divina Giustizia. Laggiù Dio è presente solo con la Sua perfetta Giustizia. Se vi fosse presente come Amore, infatti, quello  non sarebbe più Inferno.

Il fuoco infernale è una fiamma che tormenta l’anima dannata senza termine.

E’ il giusto castigo che l’anima ha meritato poiché, durante la vita terrena e fino alla morte, ha deciso contro Dio ed ha assecondato con piena avvertenza sentimenti cattivi e desideri immorali e difformi dal Santo Volere di nostro Signore.

Insomma, carissimi, ciascuno arde nell’aldilà in ciò che ha amato e scelto durante la vita su questa terra.

 

 

Cosa dire ancora dell’Inferno?

Se il Cielo è comunione, esso è perenne isolamento.

Se il Cielo è luce, esso è tenebre eterne.

Se il Paradiso è compiuta e perfetta Felicità,

l’Inferno è disperazione e tormento senza rimedio.

Se il Cielo è Amore, l’Inferno è tutto e solo odio.

 

Dio, nella Sua Bontà, preservi noi e tutti i Suoi figli

dal cadere in quel luogo di disperato dolore!

 

Carissimi, dobbiamo pregare con fervore di volontà,

ogni giorno, per la conversione dei poveri peccatori,

dato che l’adesione consapevole del cuore umano al peccato

è la chiave che apre la porta dell’Inferno.

 

Gesù è morto sulla Croce, tra dolori indicibili,

per la salvezza di tutti gli uomini.

 

Dobbiamo pregare con costanza e amore

perché l’Opera della Redenzione da Lui compiuta

 sia accolta dal maggior numero possibile di persone.

 

 

A questo punto, carissimi, vi voglio fare una confidenza personale, a cui però antepongo una doverosa premessa: io credo fermamente tutto quanto ci invita a credere la Santa Chiesa Cattolica Apostolica e Romana. E Dio solo sa in pienezza il mio intenso desiderio di vivere e morire in Essa, come piccola figlia della Chiesa.

Detto questo, però, vorrei aggiungere che anche io ho un cuore e un’intelligenza e, come tutti noi, una libera volontà. Pertanto, tempo addietro, vi confesso che anch’io mi ero interrogata su di un punto riguardante l’Inferno che costituisce una delle principali pietre d’inciampo nel credere a come esso ci viene presentato secondo la sana Dottrina Cattolica. Ossia: il fatto che l’Inferno sia eterno.

In pratica, io stessa, riflettendo, mi ero posta questo interrogativo e lo avevo rivolto a Dio nella preghiera: “Signore, come è possibile che dei peccati mortali (la Chiesa ci insegna addirittura che ne basta uno di cui non ci si penta per meritare la dannazione eterna), che in fin dei conti, pur di grave offesa contro di Te, sono degli atti finiti - e cioè limitati nel tempo e nello spazio – compiuti da una creatura finita, cioè da un essere umano, possano meritare una perdizione eterna?”.

Dopo non molto tempo, lo Spirito Santo mi è venuto in aiuto ed io ho risolto, con la Sua Grazia misericordiosa, questo dilemma interiore.

Mi piace oggi dire anche a voi, carissimi, questa risposta: l’uomo d’oggi, in genere, è troppo spesso irretito dal fascino delle cose che passano e (anche fin troppo) indaffarato negli affari profani e temporali. Così, non di rado, smarrisce il senso vero del suo esistere su questa terra in vista della beatitudine eterna, come l’altra volta vi avevo detto.

L’uomo vecchio - che è costantemente rivolto alle cose del mondo con avidità insaziabile - si trova in fitte tenebre interiori. E’ stritolato e chiuso in un ingranaggio che è tutto una vanità: mangia, beve, lavora, dorme; poi un giorno morirà e sarà sepolto … ma non dà al suo vivere un significato profondo e superiore al soddisfacimento dei bisogni del corpo.

E così si dimentica che ciascuno di noi è stato creato capace di Dio: idoneo ad entrare in una comunione personale di vita e di amore con l’Altissimo. Il Signore ci ama così tanto che desidera ardentemente che ciascuno di noi, Sue creature e Suoi figli, partecipi per sempre della Sua vera e completa, eterna Vita.

Quindi se, nella Luce dello Spirito Santo, abbiamo chiara consapevolezza dell’altissima dignità con cui Dio ci ha creati, non sarà poi così difficile comprendere col cuore che il rifiuto totale da parte nostra della Persona e dell’Amore di Dio meriti l’Inferno.

 

Un’ultima cosa: al giorno d’oggi, chi parla dell’Inferno riceve facilmente da parte di certuni l’appellativo di guerrafondaio e persona che spaventa le anime … Col buonismo imperante pressoché ovunque, chi si permette di chiamare il male, male, e di parlare della possibilità per l’uomo della perdizione eterna, viene classificato come un “cattivo” e come un disturbatore della quiete pubblica.

Scusate, ma sinceramente io mi dissocio completamente da questo modo di ragionare, e vorrei anche dirvi il perché. Io mi domando - e giro la questione a ciascuno di voi, carissimi - chi sia veramente il cattivo, è cioè colui che non vuole bene al prossimo e che quindi non si interessa del vero bene dei suoi fratelli e sorelle: è forse cattiva una persona quando, vedendo che io sto percorrendo una strada sbagliata, una via di peccato, mi ammonisce col dirmi, nel debito modo s’intende, che sto sbagliando e che se proseguo così mi preparo un’eternità di infelicità e tormento? Senza contare poi che, anche quaggiù, nel peccato voluto e consumato, l’anima non trova quella gioia e pace che vi aveva cercato, ingannata dal demonio e dalla concupiscenza. Al contrario: quelle effimere gioie, divengono ben presto amare e laceranti lo spirito.

E’ forse “cattivo” Dio Padre quando, vedendo che sto per abbeverami al veleno del vizio, mi invita con le Sue buone ispirazioni a non farlo?

O piuttosto, non sono giustamente da biasimare l’omertà, la viltà, l’indifferenza e la superficialità spaventosa con cui oggigiorno  spesso non si avvertono le anime dei pericoli che corrono se si ostinano in una vita di grave peccato, in una esistenza contro Dio e la Sua Santa Volontà?

Quante volte satana irretisce i cuori umani usando delle creature, della loro avvenenza fisica o di legami affettivi illeciti! E che grande dolore provo nel mio cuore - lasciate che ve lo confidi, senza spirito di polemica, ma al contrario con un cuore compassionevole che prega Dio di illuminare presto questi cuori – quando mi viene confidato che certi sacerdoti danno alle anime permessi arbitrari di accostarsi alla Santa Comunione eucaristica in stato di peccato grave! Non è così che coloro che hanno in modo particolare il compito di annunciare la Verità di Gesù Cristo porteranno autentica consolazione e duraturo conforto alle anime che a loro ricorrono.

Scusate, ma io l’ho visto con i miei occhi, grazie a Dio e più di una volta, in questo ultimo anno: sul momento dire - con benevolenza - la verità ad un’anima sulla propria condizione di grave disordine rispetto alla Legge di Cristo, può provocare sofferenza, ovvio. Ma poi, se l’anima è umile, quali meraviglie, quali prodigi di conversione può attuare lo Spirito del Signore!

Se le mie parole valessero qualcosa tanto da essere prese in considerazione, vorrei incoraggiare tutti  i sacerdoti e i missionari del Vangelo affinché nel donarci Cristo, Parola Viva del Padre Celeste, non abbiano paura di presentarceLo ed offrirceLo così come Egli è, senza sconti né facili compromessi. Poiché è in una sincera ed integra sequela amorosa di Cristo Gesù che l’anima trova la sua vera Pace.

 

In conclusione: carissimi, dobbiamo tutti avere il coraggio di professare la verità cattolica anche per quanto concerne lo spinoso discorso sul rischio della perdizione eterna e, per quanto possibile a ciascuno di noi, dobbiamo cercare di distogliere dai cattivi passi le anime.

Le affermazioni della Sacra Scrittura  e gli insegnamenti della Madre Chiesa riguardanti l’Inferno sono un serio appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del destino eterno; un appello che non va taciuto.

 

 

Carissimi,

ascoltiamo l’amoroso appello di nostro Signore Gesù alla conversione:

 

“Entrate per la porta stretta,

perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione,

e molti sono quelli che entrano per essa;

quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita,

e quanto pochi sono quelli che la trovano!”

 

(Matteo 7,13-14)

 

 

E rispondiamoGli insieme, con tutto il cuore:

 

“O Gesù, perdona le nostre colpe,

preservaci dal fuoco dell’Inferno,

porta in Cielo tutte le anime,

specialmente le più bisognose

della Tua Misericordia.

 

E così sia.

 

 

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