2014-11-20 Santa Rita da Cascia

DEDICATO ALLE MIE AMATE SORELLE NEL SIGNORE

 

20 novembre 2014, giovedì

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Care sorelle nel Signore,

oggi, in semplicità di cuore, fra le tante rose vive che Dio ha coltivato nel Suo mistico giardino in questi circa 2000 anni di Cristianesimo, desidero invitarvi a volgere lo sguardo dell’anima ad una Santa persona che sta in modo particolare dinanzi a noi, donne credenti, come modello di vita nelle complementari vocazioni a cui Dio può chiamare ognuna di noi: Margherita da Cascia.

Ella è spesso invocata in qualità di avvocata dei casi disperati e Santa degli impossibili; a questo proposito, vi confido che io stessa nel corso della vita ho sperimentato la potenza della sua intercessione presso il Trono della Maestà Divina.
E’ certamente secondo la Santa Volontà del Signore che noi si ricorra, nelle nostre necessità spirituali e di ordine concreto, all’intercessione degli Angeli e dei Santi del Cielo, dopo la preghiera, umile ed affettuosa, alla più tenera e forte delle madri: Maria Santissima.

I Santi e le Sante, di ogni tempo e di ogni luogo, sono suscitati dallo Spirito dell’Eterno Amore e sono dei viventi prodigi di Dio, che è la Fonte di ogni santità. Egli vuole che noi ci rivolgiamo a loro come a fratelli e sorelle maggiori, che possono validamente aiutarci durante la traversata di questo infido mare, non di rado in tempesta: tale è divenuta la vita terrena da quando i nostri progenitori, Adamo ed Eva, prevaricarono disobbedendo a Dio Padre e Creatore.

A riguardo del culto di venerazione dei Santi, non è affatto secondaria la considerazione che le anime che hanno raggiunto la beatitudine eterna, e delle quali la Madre Chiesa ha già riconosciuto ufficialmente la santità, ci sono presentate come esempi dai quali - tenendo sempre presente che Gesù Cristo è il Modello supremo di ogni santità, il Santo per essenza – possiamo apprendere in che modo corrispondere alla vocazione cristiana (la quale trova la sua origine nella nostra consacrazione battesimale) nelle situazioni, liete e avverse, che la vita di quaggiù via via ci presenta.

Fra tanti bellissimi e significativi esempi di vita tutta donata a Cristo che ho presenti alla mente e al cuore (è proprio il caso di dirlo, a lode e gloria dell’Altissimo: la storia della Chiesa con i gloriosi Martiri e Santi è un autentico florilegio spirituale) oggi ho deciso di donarvi alcuni spunti di riflessione su Santa Rita (Roccaporena 1381 – Cascia 22 maggio 1457; preciso che c’è anche chi sostiene che le date siano antecedenti di un decennio, sicché, in tal caso, Rita sarebbe nata alla luce di questo mondo nel 1371 e nata al Cielo nel 1447) perché ella fu sposa, madre, vedova e monaca.

Rita, la donna forte secondo il Vangelo, ha davvero qualcosa di bello e di importante da dire a ciascuna di noi, amate sorelle in Cristo:

 

- Rita reca il suo messaggio a noi sposate in Cristo; lei che ebbe un Matrimonio, con Paolo di Ferdinando di Mancino, per certi aspetti non facile, è conforto e sostegno particolare a quelle tra noi che hanno contratto un matrimonio che si è poi rivelato infelice e particolarmente insoddisfacente: nel quale cioè non sono stati appagati gli aneliti (che varie donne portano in cuor loro, come so da confidenze ricevute personalmente) a vivere la famiglia davvero come piccola Chiesa domestica e il Sacramento del Matrimonio come cammino santo di due persone - l’uomo e la donna - che, tenendosi per mano, guardano però insieme a Gesù Cristo, e Lui solo eleggono come Meta suprema della loro amorosa, casta e santificante unione. Nella buona e nella cattiva sorte. Per sempre.

Rita è dinanzi a voi, care sorelle che soffrite a motivo di un marito violento, lussurioso, schiavo dell’alcol, egoista e prepotente. Ella vi indica la via della mansuetudine e della santa pazienza e, nel contempo, della evangelica fortezza per poter perseverare con amore nel sacro vincolo nuziale, sancito dinanzi a Dio e alla Sua Chiesa. Rita ci insegna che con la Grazia di Cristo possiamo attraversare vittoriosamente tutte le difficoltà e gli ostacoli, e scalare anche i sentieri più impervi (“Il Signore Dio è la mia forza, Egli rende i miei piedi come quelli delle cerve e sulle alture mi fa camminare” - Abacuc 3,19), se però accettiamo di entrare, giorno dopo giorno, nell’ottica salvifica del Mistero di Passione, Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Se accettiamo, amatissime sorelle, di morire a noi stesse (e cioè ai nostri egoismi e alle nostre vanità) per divenire in Dio datrici di vita, non solo fisica (maternità umana, naturale) ma anche e soprattutto spirituale.

 

- E, a questo riguardo, Margherita da Cascia dona uno splendido esempio a voi, madri: lei che supplicò che Dio richiamasse a Sé i suoi due figli, Giangiacomo e Paolo Maria, mediante la morte corporale, piuttosto che vederli divenire nemici del Signore per la vendetta dell’assassinio del loro padre.

Anche ai nostri giorni ci sono madri e nonne che danno il proprio buon esempio di vita cristiana ai figli e ai nipoti e so che, non di rado, queste donne soffrono nel constatare come essi non seguano la via di Cristo, bensì quella del mondo del peccato.

Ricordiamoci, a questo proposito, che la Fede si propone, si testimonia, ma non si impone a nessuno, poiché essa è - e deve essere sempre - il libero e amoroso assenso che la persona umana dà in risposta alla chiamata interiore di Dio, scoperto per grazia come l’Infinito ed Eterno Amore e la Verità assoluta, che rende l’uomo libero (Giovanni 8,32).

E quindi, quando purtroppo dobbiamo prendere atto che le parole della nostra umile e sincera testimonianza non servono più a nulla (anzi, in certi casi, suscitano persino in risposta bestemmie, insulti e turpiloquio), teniamo ben presente l’efficacia della nostra supplica – soprattutto se siamo in stato di Grazia Santificante – a Dio e alla Vergine Santissima, per la conversione dei nostri cari. Molto preziosa agli occhi misericordiosi di Gesù, Sacro Cuore Amore, è pure l’offerta di sacrifici e digiuni e delle nostre quotidiane fatiche per ottenere il ritorno a Lui di coloro che portiamo particolarmente nel cuore.

Amate sorelle, non sconfortiamoci poi se l’esaudimento di tali preghiere non dovesse giungere in breve tempo, poiché – siatene certe! – Dio non le lascerà cadere nel nulla. La preghiera per la conversione dei poveri peccatori Gli è la più gradita e, sempre nel rispetto della libertà umana, il Creatore e Redentore nostro amabile farà sì che - al tempo e nel modo che Lui, nella Sua infinita Divina Sapienza, conosce essere quelli giusti - essa sia esaudita.

Dicevo poc’anzi che so che ci sono madri sante, e di ciò siano rese immense lodi e grazie al Signore. Purtroppo però ci sono anche mamme che, invece di aiutare i loro figli e figlie ad incamminarsi sulla via del bene, che al Cielo conduce, in pratica tradiscono la propria  vocazione materna, aggiungendo il loro malo esempio agli innumerevoli che già ci giungono pressoché da ogni parte. In particolare, ciò accade a proposito del Sesto Comandamento, mediante il quale il Signore ci insegna l’integrità del dono di sé, la  castità e la purezza, per essere tempio vivo del Suo Spirito (1Corinzi 3,16-17). Al giorno d’oggi, non di rado, si incoraggiano i giovani – lo ripeto, persino da parte dei genitori – sulla via larga della lussuria e dell’immoralità. A queste persone ciò che importa è che al rapporto sessuale non consegua “il fastidio” di un concepimento. A parte il fatto che, in “casi estremi” – così pensano tali persone interiormente accecate - si può sempre abortire.

So di mamme che, a motivo della perdurante crisi economica, hanno riaccolto in casa propria un figlio che ha perso il lavoro (e fin qui nulla da eccepire); senonché, oltre al vitto e all’alloggio, esse finanziano anche i vizi del figlio, come sarebbe, ad esempio, la sua frequentazione delle prostitute. O ancora: ci sono mamme - che si autodefiniscono “senza pregiudizi” e “moderne” - che mettono a disposizione una camera da letto in casa propria per le fornicazioni del proprio figlio.

Errare è umano, perseverare è satanico: con intenso affetto, invito le donne che si ritrovassero in queste situazioni – che arrecano tanto mistico dolore al Cuore Sacratissimo di Gesù e che sono di grave offesa a Dio, oltre che di degrado della loro missione materna – a pentirsene al più presto, a confessarsi dinanzi ad un ministro di Santa Romana Chiesa e a tornare alla vera (e non effimera) bellezza del servizio del Signore come spose e madri sante: gioia di Dio e luce per tutti coloro che sono nella casa (Matteo 5, 15-16).

 

(continua)

 

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